| categoria: Roma e Lazio

Quei cento accampati nella Basilica “dimenticati” dalle istituzioni

di PATRIZIO LEMME
Da 13 giorni, ormai, 50 nuclei familiari, per un totale di 105 persone circa, vivono all’interno della Basilica di S.Maria Maggiore, una delle più grandi e celebri Chiese di Roma. A lungo la vicenda è rimasta estranea ai media che hanno iniziato ad occuparsene solo da qualche giorno.
Noi abbiamo ascoltato le parole del portavoce, Luca Bonucci che ha spiegato le motivazioni che ne sono alla base, dopo lo sgombero di Torre Spaccata il 3 giugno di questo mese.
“I motivi sono da ricercarsi nei meandri della politica – esordisce – abbiamo bisogno di una casa e, non ricevendo proposte valide dal comune di Roma, abbiamo deciso di uscire fuori dagli schemi per chiedere al Pontefice un appoggio concreto nella trattativa affinchè si trovi una soluzione dignitosa per queste famiglie”.
Il gruppo si presenta alquanto variegato e multietnico: vi appartengono uomini, donne, anziani, adolescenti e bambini (il più piccolo di 1 anno e 8 mesi). Alcuni di essi hanno perso il lavoro, altri sono stati licenziati, altri ancora lo hanno mantenuto, ma non riescono comunque a garantire ai propri figli una fissa dimora.
“Siamo tutte famiglie per bene – prosegue il portavoce del gruppo – abbiamo sempre pagato le tasse, ma non riusciamo ad arrivare alla fine del mese”.
Proposte dal Comune di Roma, quindi, non sono mancate, ma sono state giudicate del tutto inadeguate alla situazione. “Infatti, una di queste prevede lo stanziamento di case famiglia con donne e giovani minorenni da una parte e uomini e figli maggiorenni dall’altra: in sintesi una casa famiglia che comporterebbe lo smembramento del nucleo familiare stesso. Queste sono delle risposte che aggravano un già forte senso di sfiducia nelle istituzioni che, invece, dovrebbero tutelarci. Una seconda alternativa doveva concretizzarsi in un grande capannone dell’ex Fiera di Roma, allestito con una tenda della protezione civile che (si vocifera) lo stesso Sindaco Marino avrebbe scartato per l’alta temperatura e per l’ovvia invivibilità”.
Il portavoce ha poi spiegato che esisterebbe una soluzione al problema. Si tratterebbe di undici edifici dismessi che il comune, però, vorrebbe passare alle forze dell’ordine.
“Noi abbiamo chiesto di bloccarne uno idoneo ad ospitare 50 nuclei in emergenza abitativa (quindi provvisoria), fintanto che qualcuno non trovi lavoro e riesca a pagarsi l’affitto. La risposta del Comune è stata negativa, in quanto bisognerebbe cambiare la destinazione d’uso di tali alloggi, cosa che andrebbe fatta comunque per adibire l’edificio a caserma. Ecco dov’è la sfiducia nel sistema: nella discrezionale applicazione della legge”.
Non si tratterebbe quindi di una protesta, ma di una vera e propria richiesta d’aiuto. Critica anche la posizione verso il Piano Casa del Ministro Lupi, che avrebbe causato la reazione negativa da parte dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Nella fase iniziale, il sostentamento degli accampati è stato possibile grazie ai rappresentanti di altre occupazioni che si sono impegnati a portare cibo, acqua, pannolini e tutto il necessario per provvedere prima di tutto a donne a bambini.
Conclude il portavoce: “Sembra che il Vaticano abbia vietato che le associazioni benefiche girassero intorno a questa vicenda, soprattutto la Comunità di S.Egidio. Ora tale aspetto sembra aver preso una piega diversa, anche grazie all’intervento dei media che hanno denunciato la situazione. Devo dire che la gendarmeria vaticana ci sta dando una grossa mano, così come tutti i dipendenti che lavorano all’interno della Basilica e che si occupano costantemente di noi”.

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