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Renzi, non mollo sulle riforme. Io, ultima spiaggia

«Se molti di voi hanno votato per noi magari per la prima volta, lo hanno fatto con il sentimento di chi dice ‘Toh, proviamo anche questa, è l’ultima spiaggià». Applaudono forte gli industriali di Vicenza e Verona, quando Matteo Renzi fa l’esegesi del mandato ricevuto da quel 40,8% di italiani che hanno votato il suo Pd alle europee. A loro, che da soli producono il 7% del pil italiano, il premier chiede «un aiuto» per «cambiare l’Italia». A loro promette: «non mollo di mezzo centimetro» sulle riforme. Per mettere fine al «ping pong» tra le Camere, rendere «la burocrazia normale, il fisco semplice, le infrastrutture veloci e la giustizia italiana una cosa degna di questo nome». Dopo aver disertato l’assemblea nazionale di Confindustria, il presidente del Consiglio mantiene la promessa e va «sul territorio», dai circa tremila imprenditori riuniti nei capannoni industriali dell’area Perlini, a Gambellara, terra di confine tra il veronese e il vicentino. Gli industriali veneti propongono un’inedita assemblea congiunta per essere insieme «più forti». E Renzi coglie l’assist: «Più forti in Italia è possibile, a condizione di fare ciascuno un pezzettino della propria parte». Il premier promette di «reinvestire immediatamente» il 40,8% delle urne in nuove riforme. E incassa un’apertura di credito. «Questo governo è come una Formula 1 che ha una potenza formidabile», è il riconoscimento di «fiducia» che viene anche dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. Che avverte: quella «potenza» deve essere «scaricata sul terreno per competere e vincere». Perchè «qualcosa è stato avviato» ma c’è da recuperare un enorme «ritardo». Assicura di non essere in Veneto per cercare l’applauso, Renzi. Si dice convinto che «gli imprenditori veneti sono la colonna del Paese», ma per distinguersi dai politici che in passato hanno parlato a questa platea, sceglie come metafora la vittoria dell’Nba di Marco Belinelli, per avviare la descrizione del «sogno» di cambiamento cui il governo sta lavorando. Da una battaglia per un’Europa che non sia più un «clamoroso e arido insieme di regole burocratiche», alla riforma del Terzo settore («Voi stessi non siete qui perchè pensate solo agli sghei», dice), al «primo pacchetto di semplificazioni fiscali» che porterà venerdì in Cdm. Perchè non è più possibile «che il pagamento delle tasse su un incubo»: «Sulla Tasi ci ho capito poco anche io…», scherza. Poi parla a orecchie sensibili della fine di uno «Stato di polizia» fiscale e di «un’Agenzia delle entrate consulente delle aziende»: «Noi le abbassiamo le tasse ma la rivoluzione della semplificazione è il primo passo». Conferma anche l’impegno sulla riforma della giustizia per «tempi e pene certe» e sulle infrastrutture da far ripartire «entro fine luglio» con lo Sblocca Italia, il giovane presidente del Consiglio. Quanto alle riforme istituzionali, per porre termine a quel «ping pong» del bicameralismo perfetto che toglie credibilità alla capacità della politica di fare le cose, questa è la settimana «decisiva», assicura Renzi. Che ribadisce un concetto a lui caro: sulle riforme, dice, «mi gioco la faccia». Poi, pensando alle offerte di dialogo sulla legge elettorale venute da Grillo, non rinuncia a togliersi un sassolino dalla scarpa : «Ora tutti sono favorevoli a fare le riforme ed è positivo: un mese fa sembrava io avessi la peste». Infine, il doloroso capitolo del Mose: «Chi ha sbagliato è giusto che paghi, senza se, senza ma e senza scuse», ribadisce. Punta il dito contro il «sistema delle lobby» che hanno sostituito il «vergognoso» sistema dei partiti della prima Repubblica. Ma sottolinea che per combattere la corruzione bisogna anche superare un sistema «arzigogolato», semplificando e facendo «chiarezza sulle regole». «Di fronte alle difficoltà ci sono due modo di reagire – conclude Renzi – abbattersi o essere coraggiosi e ripartire con più slancio ed energia. Riuscite ad andare avanti perchè siete italiani, siete veneti, siete capaci», è il complimento che il premier fa alla platea. Poi, la promessa: il Mose sarà concluso e «sarà un sistema tecnicamente all’avanguardia che aiuterà Venezia».

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