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YARA/ Bossetti vedrà la moglie, si va verso il riesame

Massimo Giuseppe Bossetti incontrerà in carcere la moglie Marita. Il muratore arrestato per l’omicidio di Yara Gambirasio non vede la madre dei suoi tre figli dal 15 giugno, quando carabinieri e polizia si sono presentati nel cantiere in cui lavorava per notificargli un decreto di fermo con un’accusa terribile: omicidio volontario aggravato dalle sevizie e crudeltà e dalla minorata difesa. Marita Comi continua a difenderlo: «Non può essere stato lui» e lo fa fino ad avvalersi della facoltà di non rispondere quando le viene chiesto chi aveva usato i due computer che avevano in casa e ora sotto sequestro. Per poterli ‘leggerè ci vorrà qualche tempo perchè è necessario fare un «backup forense» dei pc e poi procedere con l’analisi dei dati alla presenza di un consulente della difesa. I difensori di Bossetti, Silvia Gazzetti e Claudio Salvagni, i consulenti li stanno appunto scegliendo (è circolato il nome di un criminologo, Ezio Denti, di Varese ma non si sa se la scelta cadrà effettivamente su di lui) in vista dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame di Brescia. Udienza che appare sempre più probabile, anche perchè i legali potrebbero anche depositare il ricorso e rinunciarvi, ma nel frattempo avrebbero accesso a tutti gli atti in mano alla Procura. Gli avvocati parlano di «elementi interessanti» per cercare di dimostrare l’estraneità di Bossetti al delitto e confermare quanto raccontato dal muratore davanti al gip, forse il muratore ha anche azzardato ipotesi su come il suo Dna sia finito sul corpo di Yara. «Quella sera ero a casa» aveva raccontato, mentre il suo telefonino, che agganciò la cella di Mapello alle 17,45 di quel 26 novembre 2010 (Yara lo agganciò alle 18,49 l’ultima volta, poi il suo telefono fu spento) per il muratore era «scarico» e non fu attivo fino alle 7.34 della mattina dopo. Proprio il traffico telefonico è oggetto degli approfondimenti delle ultime ore da parte degli investigatori: perchè l’utenza di Bossetti aggancia la cella di Mapello, ma non lascia traccia a Chignolo d’Isola, nel campo in cui Yara fu colpita alla testa con un corpo contundente e poi con un’arma da taglio per essere lasciata agonizzante? Forse l’apparecchio del muratore era stato lasciato a Mapello? L’entrata in scena di Bossetti impone insomma una rilettura anche di dati acquisiti subito dopo il ritrovamento del corpo: perchè il cellulare di Yara non fu mai trovato, mentre la sim era nel giubbotto della ragazza, come la batteria che rimase sul luogo del delitto? Ci sono, infine, le indagini degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bergamo sull’autocarro Iveco Daily del muratore. Si sta cercando di ricostruire la ‘storià di quel mezzo: se abbia subito modifiche dal 26 novembre di quattro anni fa, per paragonarne le caratteristiche a quelle immagini sbiadite registrate quel giorno dalle telecamere di una banca a Brembate che ritraggono un mezzo apparentemente simile.

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