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Corte dei Conti, la corruzione dilaga ovunque. Nessuno indenne

La corruzione in Italia «può attecchire ovunque». Il nostro è un Paese in cui nessuno può considerarsi realmente indenne dal pericolo e, cosa ancora più grave, nessuna istituzione può ritenersi «scevra da responsabilità per il suo dilagare». L’allarme arriva dalla Corte dei Conti, che ancora una volta, per un altro anno, denuncia la drammaticità di un fenomeno che sembra ormai quasi senza scampo. Le parole dei magistrati contabili, affidate al procuratore generale Salvatore Nottola, non erano mai state così esplicite, rafforzate peraltro anche dai recenti fatti di cronaca, a partire dallo scandalo Expo. Oltre ad essere uno dei fattori «che condizionano gravemente l’economia del Paese», la corruzione, afferma la Corte, si lega a doppio filo con evasione fiscale, economia sommersa e criminalità organizzata. «Impossibile ed inutile» azzardare delle cifre su quanto pesi effettivamente sullo sviluppo dell’economia, anche perchè bisognerebbe calcolare «l’effetto deterrente che ha sugli investimenti italiani ed esteri». Basti comunque considerare che ormai il fenomeno non riguarda più solo appalti e tangenti: «i contesti in cui essa ha occasione di svilupparsi sono i più vari», «il suo terreno di coltura è la illegalità in tutte le sue forme». In un’Italia che ragiona sempre più in base all’urgenza, se non all’emergenza, e che manca spesso di strategie di lungo respiro, è dunque inevitabile che si arrivi al caso Expo. L’aver derogato ai controlli e alle norme esistenti del codice degli appalti proprio per accelerare i lavori, è stato, secondo la Corte, un errore fatale. E il risultato, su cui i magistrati avevano già lanciato il loro avvertimento, sono i fatti emersi negli ultimi mesi. Corruzione a parte, la Corte non è peraltro troppo severa nei suoi giudizi. Quello più grave riguarda il debito pubblico, che ci rende più vulnerabili rispetto agli altri Paesi Ue e va dunque riassorbito per non ledere le generazioni future. Per il resto l’Italia sta facendo i compiti a casa, sta risanando i conti, sta optando per la crescita e sta riducendo le spese. Ma anche in questo campo manca un disegno più organico. Anzi un «ridisegno» dei confini e dello Stato e della pubblica amministrazione tutta: «non si tratta solo di eliminare gli sprechi – sottolinea il presidente di coordinamento delle sezioni riunite, Enrica Laterza – ma di affrontare il tema del ‘perimetrò pubblico», ripensando gli stessi servizi e la loro erogazione, dalla scuola alla sanità. Un altro input essenziale per spingere la ripresa deve poi arrivare dalla ridistribuzione del carico tributario. In un contesto caratterizzato da una pressione fiscale già in passato definita eccessiva e iniqua, solo un riequilibrio a favore dei fattori produttivi, ovvero di redditi da lavoro e impresa, può assicurare una maggiore crescita.

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