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La fronda del Pd sfida Renzi in aula, riforma del Senato a rischio?

Il leader del dissenso Pd Vannino Chiti

Troppo facile. Chi pensava che gli avversari interni di Renzi avessero deposto le armi arrendendosi al vincitore ha fatto male i conti. L’opposizione c’è e appare determinata a far vedere i sorci verdi al premier. Governo nei guai? E’ presto per dirlo, ma non sarà certo una passeggiata. In sostanza placata la bufera sull’immunità, una nuova nube minaccia il via libera alla riforma di Palazzo Madama targata Boschi. Si tratta dell’emendamento proposto da Vannino Chiti che rilancia il Senato elettivo. E che ha visto aumentare, nelle ultime ore, il numero dei firmatari, saliti a quota 35 e appartenenti a vari gruppi (oltre al Pd, anche Popolari per l’Italia, Sel ed ex M5S). Delle 35 firme in calce al subemendamento Chiti, 18 fanno attualmente parte della maggioranza che sostiene il governo Renzi (16 del Pd, più Mario Mauro dei PI ed Enrico Buemi del Psi). Numeri alla mano, dunque il voto in aula sarebbe a rischio per la proposta del governo. Almeno per quanto riguarda la tenuta della maggioranza. Se infatti si sottraggono quei 18 voti ai 169 che hanno dato la fiducia al governo, la non elettività del nuovo Senato ne avrebbe solo 151. Facendo scendere i margini per la maggioranza dei due terzi.
Nel pacchetto di emendamenti presentati da Chiti (in tutto 14) c’è anche una norma che riguarda un regime di immunità parlamentare per i senatori e che si allinea alla proposta fatta dai due relatori Anna Finocchiaro (Pd) e Roberto Calderoli (Lega). Essa prevede che nel caso in cui il senato neghi l’autorizzazione a procedere chiesta dalla magistratura, “è ammesso ricorso alla Corte Costituzionale. A tale scopo viene istituita all’interno della corte una sezione, composta da cinque membri effettivi e due supplenti, che decide i ricorsi”. La sezione della Consulta svolge anche funzione di giudice d’appello sui ricorsi per le decisioni prese dal Senato in materia di “ammissione” dei parlamentari per vizi di titoli o per cause sopraggiunge “di ineleggibilità, di incompatibilità e di conflitto di interessi”.I cinque membri effettivi e i due supplenti “vengono scelti dal plenum della corte a scrutinio segreto, con le modalità stabilite da legge ordinaria che provvede anche alla redazione delle norme procedurali e per la durata massima di cinque anni”.
In totale sono 581 i subemendamenti agli emendamenti dei relatori presentati in Commissione Affari Costituzionali del Senato. Circa 170 sono del Movimento 5 Stelle, 20 di Forza Italia, 16 di Ncd e, come già detto, 14 dell’ala dissidente della maggioranza che raggruppa Pd, M5S, Sel e Mario Mauro. Il voto è previsto a partire da lunedì alle 16.
L’iniziativa Chiti sul Senato elettivo fa il paio con quella di Ncd che ieri ha presentato un sub-emendamento agli emendamenti dei relatori alle riforme che rilancia l’elezione diretta del Senato. Lo ha riferito il capogruppo in Senato Maurizio Sacconi, che però assicura che Ncd non “intende frenare” il cammino delle riforme. E non dispiace nemmeno ai Cinque Stelle, come evidenzia un post sul blog di Grillo a firma di Aldo Giannuli, che sottolinea la necessità di ripristinare il carattere elettivo del Senato. “.

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