| categoria: Roma e Lazio

FEDERLAZIO/ Rossignoli: la politica non può trovare da sola la via d’uscita dalla crisi. Deve confrontarsi con noi

Il Consiglio Generale della Federlazio, riunitosi nei giorni scorsi presso la sala convegni di Unicredit Banca di Roma, ha eletto SILVIO ROSSIGNOLI nuovo presidente dell’Associazione per il triennio 2014-2017. Silvio Rossignoli succede a Maurizio Flammini, eletto presidente della Federlazio nel dicembre 2008.
Rossignoli, 69 anni, ingegnere aeronautico, è presidente e socio fondatore della “Aero Sekur spa”, società operante nei settori dello Spazio, dell’Aeronautica e della Difesa. Da poco eletto Presidente della Federlazio-Roma, è stato recentemente anche riconfermato alla Presidenza del settore Aerospazio e Difesa dell’associazione.
Nel corso dell’Assemblea Generale il neo presidente della Federlazio è stato presentato alla folta schiera di rappresentanti della politica e dell’economia laziale, oltre a numerosi imprenditori dell’associazione: oltre 400 le persone che hanno preso parte all’assise.
Abbiamo incontrato personalmente Silvio Rossignoli per una intervista da neo Presidente della Federlazio.

Presidente, innanzitutto auguri e complimenti per la sua elezione. Cosa significa essere presidente di un’Associazione come la Federlazio?
Grazie mille per gli auguri. La prima cosa che ho detto ai miei colleghi imprenditori, ringraziandoli per la fiducia concessami, è che ritengo la presidenza di Federlazio un incarico prestigioso ma anche una responsabilità pesante. Ma è proprio la consapevolezza di tale responsabilità che mi dà il carburante necessario per intraprendere questo percorso, anche nei momenti in cui esso si farà più faticoso. Per il resto, la Federlazio non ha bisogno di presentazioni: da oltre 40 anni è ai vertici dell’economia della nostra regione e per me era già un onore farne parte da imprenditore associato.

Come presidente di Federlazio, ma anche come imprenditore, secondo lei qual è la fase che sta attraversando attualmente la nostra economia?
Questo Paese si trova come in una condizione di attesa: attesa che la crisi passi, che i consumi riprendano, che l’occupazione riparta. Soltanto che l’attesa, che all’inizio si credeva momentanea, sta diventando permanente, e l’auspicata svolta, che credevamo dovesse presentarsi di lì a poco, si sta spostando continuamente in avanti. E ogniqualvolta si legge un dato che sembra segnare un elemento positivo, ecco che subito dopo ne compare un altro che contraddice quell’ottimismo.

Quali e quante sono le responsabilità della Politica riguardo questa situazione?
Dinanzi a questo scenario, chi dovrebbe assumersi il compito di dare un indirizzo strategico al paese, di indicare una direzione di marcia, di intervenire sulle questioni strutturali che impediscono all’Italia di uscire dal pantano nel quale è immersa, mi riferisco alla politica, si dibatte anch’essa nella più grave crisi di legittimazione e di operatività degli ultimi 50 anni. Essa annaspa, si consuma nell’autoreferenzialità, è in preda al virus della corruzione che sembra inarrestabile. Insomma non riesce a ricostruire un legame virtuoso con la società e, soprattutto, non riesce ad incidere sugli atavici nodi strutturali di questo paese.

Ora la Politica sembra intenzionata a trovare una via di uscita a questa crisi. Lei cosa ne pensa?
Il problema è che questa via di uscita, la Politica sembra volerla cercare da sola, ritenendo di poter contare sulla propria autosufficienza. E allora il mondo delle associazioni di rappresentanza, il sindacato, i corpi intermedi, le CCIAA, vengono ad essere se non proprio scavalcati, sicuramente messi un po’ ai margini, in questa nuova stagione dove la politica tende sempre più a rivolgersi direttamente ai cittadini e alle imprese.
Tutto questo non può non destare in noi qualche preoccupazione, perché intravvediamo i rischi di un modello il quale, mentre apparentemente esalta il rapporto diretto con la singola impresa, in realtà può aprire la strada ad un indebolimento del mondo imprenditoriale in quanto tale sul terreno della più ampia dialettica economica e sociale.

Le Associazioni di categoria cosa hanno fatto per stimolare la Politica in questo senso?
Dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che anche noi in passato abbiamo a volte assorbito stili, dinamiche e cultura dalla politica, spesso da quella peggiore. A volte noi associazioni abbiamo un po’ giocato su una certa ambiguità – forse persino inconscia – che ci consentiva in certi casi di essere critici e al tempo stesso interlocutori disponibili alle richieste che provenivano dalla politica. Molte volte l’azione delle associazioni si è limitata a riproporre, peraltro in modo sempre meno efficace, la denuncia dei problemi, nella convinzione che in fondo toccasse ad altri risolverli.

Crede sia ancora possibile un cambio di passo e di mentalità?
Il tempo per poter innescare un cambiamento, sotto questo profilo, non è esaurito. Noi non ci possiamo rassegnare ad una deriva che, se non adeguatamente contrastata, non può avere altro esito che il lento ridimensionamento della nostra capacità produttiva, dei nostri atout, dei nostri potenziali punti di forza. Credo che la prima cosa da fare sia quella di abbandonare, laddove dovesse ancora permanere, quella rassegnazione che si insinua anche tra di noi e che ci fa ormai accettare la crisi come un dato di fatto naturale e ineliminabile, cui bisogna sottostare senza poter fare nulla. In secondo luogo, bisogna essere realmente convinti della necessità assoluta di fare discontinuità e innovazione in tutti i campi, e non soltanto in senso tecnologico, ma soprattutto nel senso delle idee, delle scelte, delle proposte. In terzo luogo, le associazioni imprenditoriali debbono cominciare ad accogliere nel loro vocabolario, ma soprattutto negli schemi mentali e nelle strategie, il concetto di Integrazione.

L’integrazione di cui lei parla come si dovrebbe esprimere?
Oggi la dimensione dei problemi supera l’ambito locale, per assumere invece una scala nazionale per non dire globale, dove stretta è l’interdipendenza tra soggetti diversi e dunque all’altezza devono essere le risposte.
Il mondo delle associazioni di rappresentanza deve dunque fare un sforzo – culturale prima ancora che organizzativo – per superare le divisioni che ancora lo attraversano, i corporativismi, le rendite di posizione e cominciare a pensare invece in un’ottica integrata.

Nel suo discorso rivolto alla platea dell’Assemblea generale lei ha ribadito l’importanza di una sempre più forte “integrazione”.
Quello che la nostra associazione è in grado di offrire è l’essere un formidabile “polo di gravità” di soggetti imprenditoriali e di iniziative economiche. Solo l’associazione, in quanto punto di snodo di una fitta trama costituita da migliaia di imprese, può generare quelle “economie di aggregazione” che prendono origine dal fatto che ciascuna impresa associata è inserita in una rete di altre imprese con le quali può scambiare informazioni, esperienze, ma soprattutto forniture, commesse: in una parola concludere affari.
E’ esattamente questo patrimonio il valore che l’associazione in quanto tale può mettere in campo e che l’impresa non potrebbe trovare altrove. E’ questo “stare insieme” che per noi costituisce l’essenza stessa del fare associazione, senza la quale rappresentanza diventa poco più che una parola vuota, una semplice costruzione ideologica o uno strumento per raggiungere altri obiettivi.

IL PERSONAGGIO/ Chi è Silvio Rossignoli

Informazioni Personali
Anni: 69
Studi: Università Politecnico di Milano – Laurea in Ingegneria Aereonautica

Incarichi principali
2001 – 2014 Presidente e Socio Fondatore Aero Sekur Spa
Ha guidato l’azienda attraverso un processo di ristrutturazione globale rendendola totalmente indipendente e con un portafoglio prodotti ampio spendibile sia nel settore Difesa che dell’Aerospazio.

Le principali attività implementate per ristabilire la stabilità finanziaria:
• Re – ingegnerizzazione dell’ intero business workflow (l’organizzazione del processo di lavoro mediante l’utilizzo di software specifici);
• Revisione delle linee guida di business;
• Aumento della quota di valore aggiunto di ciascun socio;
• Supportare la creazione di alleanze strategiche;
• Bilanciare il portafoglio aziendale.

Dopo aver portato a termine questi lunghi processi, ha coltivato all’interno dell’azienda abilità critiche quali il Design e lo sviluppo di prodotto.
Adesso, l’azienda dispone di 220 lavoratori la maggior parte impegnata nello sviluppo di prodotto.
Opera attraverso 4 siti produttivi e 5 imprese operative.

1992 – 2000 Consulente professionale
Consulente e titolare di una società di consulenza per diversi settori e imprese di servizi.

Nello stesso periodo ha gestito varie start up:
• Performa srl – Società di consulenza professionale
• Trimedia srl – Sistemi informatici ( e-commerce, Internet publishing, ecc)
• INELCO spa – CCTV per sistemi di sicurezza

1987 – 1992 General Manager in Finmeccanica ed Ericsson
Inizialmente come manager nel gruppo svedese e poi in Finmeccanica, ha assunto la carica di Amministratore Delegato di un gruppo di aziende e divisioni operanti nel settore di:

• Sistemi di sicurezza (Ericsson sistemi di sicurezza)
• Sistemi spaziali e robotica spaziale (Italspazio spa e Tecnoconsortium)
• Robotica industriale
• Linguistica computazionale
• Progetti militari e l’uso della robotica in ambienti ostili

Il gruppo impiegava 700 persone su 5 diversi località italiane per un ricavo complessivo di 70 miliardi di lire.

1985 – 1987 Quality Manager, Pianificazione strategica e business development in General Electric Company.
Nominato Quality Assurance Manager e poi Strategic planning and Business Development manager per Fiar Spa. Si è occupato sia di Difesa Militare sia dello sfruttamento di tecnologie in ambito civile e spaziale.

1977 – 1985 Ricercatore marketing e vendite presso General Electric.
Responsabile marketing e vendite per Fiar Spa. Reperimento nuovi contratti con CNR, ESRO e ELDO.

1971 – 1977 Quality Control presso General Electric.

Nomine in Federlazio
2010 – 2014: Presidente settore Aerospazio e Difesa
2014 – 2017: Presidente settore Aerospazio e Difesa per secondo mandato
2014 – 2017: Presidente di Federlazio-Roma
2014 – 2017: Presidente di Federlazio regionale


SCHEDA
/ Cos’è Federlazio
La Federlazio è l’Associazione delle Piccole e Medie Imprese del Lazio. Nata nel 1972, oggi l’Associazione rappresenta oltre 3.200 imprese, che occupano circa 70.000 addetti per un fatturato complessivo superiore ai 10 miliardi di Euro l’anno.
La Federlazio riunisce 46 ambiti merceologici raggruppati in 24 diverse Categorie:
Abbigliamento, Aerospazio, Alimentare, Ambiente, Audiovisivo, Ceramica, Chimica, Distribuzione, Edilizia, Editoria, Energia, Estrattivi, Grafica, Impiantistica, Informatica, Legno e Arredamento, Metalmeccanica, Orthoprotesica, Pulimento, Salute, Sanità Privata, Servizi, Trasporti, Turismo.
L’Associazione è presente con proprie sedi a Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo.

Presidente: Silvio Rossignoli
Direttore Generale: Luciano Mocci

SEDI PROVINCIALI

FROSINONE
Presidente: Alessandro Casinelli

LATINA
Presidente: Antonella Zonetti

RIETI
Presidente: Riccardo Bianchi

VITERBO
Presidente: Giovanni Calisti

Federlazio aderisce a PMITALIA – Associazione delle Piccole e Medie Imprese Italiane (www.pmitalia.org).

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