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Intesa su flessibilità e Junker, nasce Ue a due velocità

Accordo sulla necessità di ricorre alla flessibilità nella gestione dei conti pubblici per rilanciare crescita e occupazione; via libera alla nomina di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione Ue; il premier inglese David Cameron battuto ma non umiliato; un impegno a maggiore solidarietà tra Paesi partner per la gestione dell’emergenza immigrazione: questo, in estrema sintesi, il bilancio del vertice europeo svoltosi oggi a Bruxelles, dove sono state gettate le basi per il programma di lavoro delle istituzioni europee per i prossimi cinque anni. Un summit che per rispondere alle preoccupazioni di Londra ha pure sancito la nascita di un’Europa a due velocità. E che il premier Matteo Renzi, dopo averlo definito «tosto e complicato», ha salutato come una vittoria della battaglia condotta dall’Italia per affermare la necessità di compiere una svolta nelle politiche europee finora incentrate solo sul rigore e l’ austerità. La scelta di Juncker – presa con un voto a maggioranza qualificata che ha visto 26 Paesi schierarsi per l’ex premier lussemburghese e solo Gran Bretagna e Ungheria votare contro – dovrà ora essere approvata dal Parlamento europeo nel corso della seduta plenaria del 16 luglio. La sera stessa si terrà un Consiglio Europeo straordinario per procedere al completamento del ‘pacchetto nominè, l’ operazione che i leader, nonostante le insistenze di Renzi e altri, non sono riusciti a fare in occasione del summit di Bruxelles. I nomi da scegliere sono soprattutto tre. Chi succederà a Herman Van Rompuy da dicembre alla presidenza del Consiglio Europeo, chi andrà a occupare il posto di Mr Pesc (politica estera) – per il quale continua a circolare con insistenza il nome di Federica Mogherini – e chi guiderà l’Eurogruppo. Mentre già martedì prossimo il Pe eleggerà il suo nuovo presidente confermando il socialista Martin Schulz. Un contesto nel quale a Bruxelles si fa anche il nome di Enrico Letta, per la verità evocato quasi esclusivamente dai partner europei. La partita più complessa giocata a Bruxelles è stata però quella sulla flessibilità. Il risultato finale è stato un via libera dei leader Ue a usare «nel migliore modo possibile» tutti i margini di manovra già previsti dal Patto di stabilità al fine di rilanciare crescita, investimenti, occupazione e competitività anche attraverso riforme strutturali e scelte «coraggiose». L’Italia aveva chiesto di specificare meglio i contenuti della ‘flessibilita«, ma di più non è riuscita da avere. Ora toccherà alla Commissione applicare quanto stabilito dal vertice. Intanto il confronto, a momenti anche teso, avvenuto su questo terreno tra Renzi e la cancelliera Angela Merkel si è concluso con la nascita di uno ‘strano assè tra i due, sancito da uno scambio di inusuali complimenti reciproci che ha perfino messo in ombra l’alleanza con la Francia di Francois Hollande. È tuttavia dall’ennesimo scontro con Cameron – il quale ha lanciato una sorta di anatema ai suoi (»potreste pentirvi per tutta la vita di aver scelto Juncker) – che forse è giunta una delle principali novità del summit. Per rispondere ai sempre più frequenti tormenti di Londra sulla sua partecipazione all’Ue, i leader hanno deciso di mettere nero su bianco la possibilità di dare vita ad un’Europa a due velocità. Un concetto dato per acquisito da Merkel e Hollande proprio nel rispondere alle domande poste a fine vertice sul futuro dei rapporti con Cameron. «Ci possono essere velocità diverse», ha detto la cancelliera riferendosi all’ipotesi di procedere a una maggiore integrazione che lasci fuori chi non vuole procedere su questa strada. Una prospettiva su cui l’inquilino dell’Eliseo si è detto completamente d’accordo. Finita per ora la battaglia su flessibilità e nomine, resta invece aperta quella con Mosca sull’Ucraina. Il summit ha lanciato un ultimatum alla Russia: o entro tre giorni saranno compiuti progressi tangibili per una de-escalation della situazione oppure i leader Ue potranno tornare a riunirsi in ogni momento per varare nuove sanzioni contro Mosca. E intanto l’Italia incassa almeno più solidarietà sul fronte dell’immigrazione che la lascia ‘meno solà nel Mediterraneò. L’intesa sulle politiche migratorie raggiunta al summit europeo ‘è un buon accordò, ha sottolineato Renzi, nonostante ‘l’esclusione del passaggio sull’asilo, che era nella prima bozza e avremmo preferito restassè

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