| categoria: Dall'interno

La scuola italiana sta sempre più perdendo la funzione di “ascensore sociale”

C’era una volta la scuola che livellava tutto: mettendo gli alunni tutti sullo stesso piano, permetteva ai figli degli operai di diventare dei “colletti bianchi”. Grazie alla formazione scolastica e universitaria, tantissime famiglie italiane nel periodo del boom economico, negli anni Sessanta e Settanta, sono riuscite ad affrancarsi dalla bassa estrazione sociale di provenienza. Oggi, purtroppo, sembra che le cose non vadano più così.

In Italia nell’ultimo triennio la crisi economica ha infatti provocato una maggiore disuguaglianza sociale e territoriale. E la scuola non funge più da “salvagente”. A sostenerlo sono due studi nazionali, presentati il 26 giugno. Dal primo, il “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2014)”, realizzato da Cnel e Istat, è emerso che “come durante tutto il periodo di crisi, continua ad aumentare in misura preoccupante la quota di ragazzi che non studiano e non lavorano”: nel 2013 i Neet tra i 15 e i 29 anni hanno raggiunto il 26%, più di 6 punti percentuali al di sopra del periodo pre-crisi.
Sempre più marcato appare lo svantaggio delle regioni del Sud e delle Isole rispetto ai diversi livelli di competenza, sia alfabetica sia numerica e informatica e i dati dell’Ocse tracciano un quadro allarmante indicando che solo un terzo degli italiani tra i 16 e i 65 anni raggiunge un livello accettabile di competenza alfabetica. Pertanto, secondo il rapporto Cnel-Istat, diventa sempre più “necessario attivare programmi adeguati mirati alla riduzione delle disuguaglianze sociali, territoriali e di genere tra i giovani e di investire in formazione degli adulti”.

Preoccupanti sono i dati emessi anche dal Censis: l’abbandono scolastico tra i figli dei laureati è un fenomeno marginale (riguarda solo il 2,9%), ma sale al 7,8% tra i figli dei diplomati, e interessa quasi uno studente su tre (il 27,7%) se i genitori hanno frequentato solo la scuola dell’obbligo.
La scuola statale ha perso nel giro di 15 anni 2,8 milioni di giovani: di questi solo 700mila hanno poi proseguito gli studi nella scuola non statale o nella formazione professionale, oppure hanno trovato un lavoro.
Va male anche l’esito universitario: tra i 30-34enni, gli italiani laureati sono il 20,3%, contro una media europea del 34,6%. E l’andamento delle immatricolazioni mostra un significativo calo negli ultimi anni. Chi può va a studiare all’estero: tra il 2007 e il 2011 il numero di studenti italiani iscritti in università straniere è aumentato del 51,2%, passando da 41.394 a 62.580.

Anief ritiene questi dati una conferma di quanto espresso da tempo: bisogna tornare ad investire sull’istruzione, incrementando la spesa complessiva rispetto al Pil; va attuata una riforma dei cicli, anticipando la primaria a 5 ed estendendo l’obbligo scolastico dagli attuali 16 fino ai 18 anni di età. Il sindacato ritiene che occorra anche stanziare fondi maggiorati per l’orientamento scolastico, puntare sull’alternanza scuola-lavoro nel triennio finale di tutte le scuole superiori. E introdurre, un organico maggiorato, di docenti e personale Ata, nelle zone a maggiore rischio dispersione, iniziando dal Sud.

“Un maggior collegamento con il mondo del lavoro – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è fondamentale per permettere ai nostri giovani di uscire dal sistema scolastico, come accade in altri paesi avanzati, basti pensare alla Germania, già forniti di competenze minime spendibili nelle aziende. Ma bisogna anche rivedere i centri dell’impiego, creando delle strutture in grado di intercettare le richieste del mercato del lavoro. E di comunicare i dati direttamente ai centri di formazione: è un passaggio centrale per combattere l’aumento dei Neet. Si decida, infine, di creare da subito dei Centri di formazione per adulti che la legge vorrebbe già in funzione: solo il 6,6% dei cittadini italiani tra i 25 ed i 64 anni è oggi coinvolto nella formazione permanente. In Spagna – conclude il sindacalista Anief-Confedir – sono quasi il doppio”.

Ti potrebbero interessare anche:

Napolitano: sull'esempio di D'Antona bisogna rilanciare il lavoro e lo sviluppo
PALERMO/Riina svela: 'Colpo di genio l'omicidio Borsellino'
TARANTO/Donna uccisa da un colpo di pistola, arrestato il convivente
SMOG/ Arriva il maltempo, l'Italia respira
Nyt, Venezia una Disneyland da spiaggia
Aggredito su bus da adolescenti, 57enne si difende e ne accoltella uno



wordpress stat