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Per il dolore persi in Europa 500 milioni di giorni di lavoro

«Il dolore è una patologia ancora sottodiagnosticata e sottotrattata, con rilevanti costi sociali ed economici: in Europa colpisce 1 cittadino adulto su 5 e fa perdere 500 milioni di giornate lavorative, l’equivalente di 34 miliardi di euro. Spesso sono anche gli esami inutili e le terapie inadeguate ad incidere sui sistemi sanitari. Siamo di fronte a un’epidemia invisibile: nelle rilevazioni statistiche il dolore come vera e propria malattia non esiste, ma si nasconde all’interno di altre diagnosi». Sono le parole di Hans Kress, Presidente dell’Efic – European Pain Federation a fotografare l’impatto del dolore sulla vita quotidiana degli europei. I dati sono stati discussi nella due giorni di ‘Impact proactive 2014’, gli Stati generali del dolore in Italia, che si sono chiusi oggi a Firenze, e hanno visto la partecipazione di oltre 200 delegati provenienti da tutto il Paese. Gli esperti, riuniti in gruppi di lavoro, hanno definito una lista di scelte ‘giustè, condivise e appropriate, sui trattamenti da implementare e quelli da ridimensionare, perché troppo spesso non necessari: migliorare il lavoro d’équipe e la presa in carico integrata del paziente, anche con il supporto di reti informatiche per la condivisione real time delle informazioni; dedicare tempo adeguato all’ascolto del malato; privilegiare un approccio precoce e meditato al dolore, senza attendere che cronicizzi; evitare di prescrivere esami e terapie senza prima un inquadramento clinico e psicologico del paziente; scoraggiare l’uso improprio di Fans e automedicazione; intensificare l’impegno nel formare i medici e informare i cittadini. I pazienti, attraverso Cittadinanzattiva e Federconsumatori, hanno invece portato all’attenzione della platea i bisogni e le aspettative di chi soffre. «Uno dei fronti su cui occorre lavorare è quello dell’umanizzazione della medicina», ha dichiarato Gian Franco Gensini, presidente del Comitato scientifico di Impact proactive e ordinario di Medicina interna all’università di Firenze. «Serve un maggiore sforzo dei clinici, che si attua dando valore alla specifica storia del paziente e instaurando con lui una relazione simmetrica. Solo così sarà possibile sviluppare gli strumenti necessari affinché le cure siano davvero su misura. Sulla base delle scelte ‘giustè oggi definite, ci auguriamo di poter avviare entro l’anno alcune azioni pilota che ci consentano di implementare un reale cambiamento nella pratica clinica di gestione del dolore». Sul fronte internazionale l’Efic sta collaborando con l’Oms per una nuova edizione dell’International Classification of Diseases e poter così attribuire alla patologia dolorosa un suo specifico codice, spiegano gli esperti. «Il problema non è una priorità nell’agenda degli Stati europei – sottolinea Kress – Ammiro molto il lavoro svolto dal Governo italiano che, con la Legge 38, è stato tra i primi a comprendere la necessità di creare un network sul territorio, per garantire al cittadino cure antalgiche appropriate». Anche se la legge in Italia è ancora troppo spesso disattesa, rilevano gli esperti e le associazioni di pazienti e cittadini. «È inaccettabile che vi siano disparità all’interno di un medesimo Servizio sanitario nazionale, tra Regione e Regione», ha ammonito Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori.

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