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Primo ok al rientro dei capitali, arriva il reato di auto-riciclaggio

Si comincia a stringere il cerchio per ‘stanarè gli evasori che nascondono capitali e portarli a dichiararsi al fisco. È arrivato infatti dalla commissione Finanze della Camera il primo via libera alla proposta di legge per il rientro dei capitali, che consentirà, pagando tasse e interessi ma con una agevolazione sul fronte delle sanzioni (sia tributarie che penali), di far emergere i capitali nascosti sia all’estero sia in Italia. E come ‘deterrentè per chi invece si ostinasse a nascondersi, arriva il reato di autoriciclaggio, «molto più duro dei meri reati tributari» come ha sottolineato Marco Causi, primo firmatario dell’emendamento che riforma il reato di riciclaggio. Sulla questione si era aperta una discussione tra governo e maggioranza in commissione, perchè il tema è contenuto già nel pacchetto anticorruzione all’esame del Senato e un intervento è stato annunciato anche con la riforma della giustizia. Il governo alla fine si è rimesso alla commissione, perchè, ha spiegato il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che ha seguito i lavori, «capiamo la ragione che hanno portato a inserire qui questa norma, che è importante come e più delle norme premiali, visto che così o aderisci o comincia davvero ad andare male». Il testo approvato dalla commissione prevede infatti il carcere da 4 a 12 anni e multe da 5mila a 50mila euro per «chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo, ovvero compie altre operazioni in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa». Pene e multe ridotte (da 2 a otto ani e da 2mila a 25mila euro) se si tratta di delitto con pena fino a sei anni, o tagliate di un terzo se si aiuta ad assicurare le prove o a evitare che il reato abbia altre conseguente, aumentate invece se il fatto è commesso nell’esercizio di una professione ovvero di attività bancaria o finanziaria. Il ‘paracadutè per chi aderisce alla collaborazione volontaria, ha precisato Zanetti, è però limitato nel tempo (dall’entrata in vigore della legge fino alla data di presentazione della richiesta di collaborazione volontaria) e circoscritto alle somme provenienti da reati fiscali, quindi «una copertura minima». Nessuna sanatoria o condono, insomma, come hanno ripetuto più volte nelle ultime settimane governo e maggioranza: si punta invece ad avere uno strumento in più di ‘moral suasion’ sia per convincere gli evasori a rimettersi in regola (non è stata fatta una previsione di quante risorse si potrebbero recuperare, con l’ultimo scudo Tremonti erano arrivati all’erario 5 miliardi di euro) ma anche per stringere i tempi per l’accordo con la Svizzera, magari già entro il 2014. Il testo, che tra le modifiche apportate in commissione fissa al 27% (rispetto al 20% del testo originario) l’aliquota dell’imposta da versare applicata quando la media dei capitali emersi non superi i 2 milioni di euro per ciascun periodo di imposta, dovrebbe arrivare in Aula alla Camera entro luglio, per poi passare in seconda lettura al Senato.

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