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Prostitute minorenni dei Parioli, i clienti (60) tremano: rischiano tutti il processo

Ora tocca ai clienti. Dopo le otto condanne di ieri, accelera la seconda tranche dell’inchiesta della Procura di Roma sul giro di prostituzione minorile dei Parioli. I pm si accingono a chiudere l’indagine e chiedere il processo per una sessantina di persone che avrebbero incontrato le due ragazzine in un appartamento nella zona nord della Capitale. A tutti gli indagati il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto Cristiana Macchiusi contestano il reato di prostituzione minorile. Negli uffici di piazzale Clodio si lavora per concludere gli accertamenti prima della pausa estiva. Le condanne di ieri, tra cui quella a dieci anni di reclusione a Marko Ieni, uno degli ideatori del giro di squillo, rappresentano una prima importante vittoria per l’accusa. In particolare le pene ad un anno di reclusione comminate ai clienti Gianluca Sammarone e Francesco Ferraro, la cui posizione è simile a quella degli altri sessanta, dimostra per chi indaga «la solidità degli elementi raccolti in questi mesi di indagine». La Procura, comunque, non è intenzionata a dare il via libera ai patteggiamenti proposti nelle ultime settimane da un gruppo di clienti. Tra i soggetti che rischiano la richiesta di rinvio a giudizio c’è anche Mauro Floriani, marito della parlamentare Alessandra Mussolini. I clienti sono stati individuati lavorando sulle telefonate che arrivavano sui cellulari delle due ragazzine. Lo stesso Floriani, sapendo che il suo numero poteva essere finito nelle intercettazioni, si è spontaneamente recato dai carabinieri affermando di non aver mai avuto rapporti con le adolescenti ma i magistrati hanno proceduto lo stesso alla sua iscrizione sul registro degli indagati. Di fatto tutti i clienti identificati hanno negato di aver consumato prestazioni sessuali con le due minorenni. Alcuni hanno ammesso di essere entrati nell’appartamento dove avvenivano gli incontri ma di essere subito andati via dopo essersi resi conto che si trattava di minori. Una decina di clienti era orientata a concordare una pena con la procura, quantomeno per evitare la pubblicità negativa legata a un pubblico dibattimento. I pm, però, hanno ritenuto più opportuno, dopo il deposito degli atti, firmare varie richieste di rinvio a giudizio.

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