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Chiuso il Patto della salute. C’è di tutto, budget, piccoli ospedali,118. Ma nulla di definitivo

Dopo un lungo tira e molla si è chiuso. Ministeri della Salute e delle Finanze e Regioni hanno firmato il Patto per la salute 2014-2016, cioè il documento dove si disegna la sanità dei prossimi anni. Manca qualche limatura qua e là, nelle segrete stanze si aggiusteranno alcune cosette alle quali non serve dare pubblicità poi ci sarà l’approvazione definitiva. Il punto chiave è la suddivisione del fondo sanitario tra le amministrazioni locali, pare che alla fine si sia spuntato un onorevole compromesso. Si parla di ospedali da riconvertire, di cure da umanizzare e di nuovi poli di assistenza territoriale. . Per quanto riguarda il ticket, nel testo si definiscono i principi che dovranno essere seguiti avere un sistema più equo di compartecipazione dei cittadini. Parole, naturalmente, una commissione dovrà risolvere la questione nei prossimi mesi e si sa come vanno le cose in Italia
Il Fondo sanitario/ Per il 2014 ammonterà a 109,9 miliardi di euro, per il 2015 a 112 miliardi, per il 2016 a 115,4. La suddivisione del fondo tra le Regioni dovrà rispettare nuovi criteri, che premiano le regioni più virtuose dal punto di vista della spesa. Nel patto si sottolinea come i risparmi che deriveranno dall’applicazione delle misure di contenimento della spesa dovranno rimanere nella disponibilità delle Regioni, che dovranno usarli per fini sanitari.
Mobilità transfrontaliera/La legge europea prevede la libera circolazione dei pazienti e tutti gli stati devono essere pronti ad accogliere i cittadini stranieri che si spostano per curarsi. Le Regioni si devono impegnare a istituire “contact point” dove dare informazioni in varie lingue sui loro servizi sanitari. Questi strumenti dovranno riversare informazioni anche al punto di contatto nazionale, istituito dal ministero della Salute.
Umanizzazione delle cure/L e Regioni si impegnano ad attuare interventi di umanizzazione in ambito sanitario che coinvolgano gli aspetti strutturali, organizzativi e relazionali dell’assistenza. Verranno fatti corsi di formazione del personale e ci si concentrerà in particolar modo sull’area critica, sulla comunicazione, sulla pediatria, sull’oncologia e sull’assistenza domiciliare. Anche in questo caso parole, nulla di cogente. Verrà monitorato il grado di soddisfazione dei cittadini per capire come percepiscono la qualità dell’assistenza.
Assistenza territoriale/ Si sancisce l’importanza si Unità complesse di cure primarie (Uccp) e delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), cioè organizzazioni di medici di famiglia e pediatri che si uniscono per dare migliori servizi ai cittadini e soprattutto per assicurare una presenza continua nel corso della giornata. In molte Regioni queste nuove realtà, magari con nomi diversi, sono già partite, e l’invito del Patto è di estenderle a tutte. Si prevede che in questi “maxi ambulatori” possano anche lavorare specialisti. Si invita a promuovere una medicina di iniziativa, cioè che coinvolga i pazienti cronici. I malati devono essere invitati dal medico a fare i vari controlli e le visite periodiche legate alla loro patologia, non bisogna aspettare che siano loro a presentarsi. Le Uccp e le Aft faranno anche prevenzione ed educazione dei cittadini a corretti stili di vita ma organizzeranno, se necessari, anche servizi sanitari a domicilio.
Ospedali di comunità/Sono strutture nuove, già sperimentate in alcune regioni, che servono a ridurre i ricoveri non appropriati dovuti a ricadute di pazienti non seguiti abbastanza al loro domicilio. In questi piccoli ospedali l’assistenza è assicurata dai medici di famiglia dai pediatri territoriali o comunque da medici del sistema sanitario pubblico. Si fanno ricoveri brevi di persone non in grado di stare a casa o che necessitano di un’assistenza infermieristica continua. Potrebbero essere trasformati in strutture di questo tipo alcuni dei tantissimi piccoli ospedali dove si fa poca attività e della cui chiusura si parla ormai da anni.
Un numero unico per l’emergenza/Come richiesto dall’Europa il 118 dovrebbe lentamente sparire ed essere sostituito dal 112, cioè il numero unico europeo di emergenza. Le Regioni dovranno iniziare le procedure per il cambiamento. Tra l’altro si va anche verso la creazione di un numero unico “116-117” per le guardie mediche su tutto il territorio nazionale. Inoltre dovranno essere resi omogenei i vari standard con cui lavorano le centrali di emergenza, in fatto ad esempio di bacini di utenza e di tecnologie a disposizione degli operatori e dei mezzi di soccorso.
Ticket/Il settore verrà riformato più avanti ma si indica come necessaria una revisione delle regole. “Il sistema dovrà considerare la condizione reddituale e la composizione del nucleo familiare e dovrà connotarsi per chiarezza e semplicità applicativa”. E’ insomma necessario commisurare il contributo alle spese sanitarie al reale stato economico della famiglia.
Assistenza farmaceutica
/L’Aifa, agenzia italiana del f

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