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Londra, ex ministro dell’interno nel mirino per stupro negli anni Sessanta

Lord Leon Brittan

Pendono pesanti accuse di stupro sull’ ex ministro britannico dell’interno Lord Leon Brittan, che è stato ascoltato dalla polizia riguardo un episodio risalente al 1967. «Accuse storiche», così vengono definite le denunce che, caso dopo caso, sembrano non smettere di emergere nei confronti di personaggi in vista a Londra e dintorni su presunti atti di abusi a sfondo sessuale ‘persì nel passare dei decenni. Questa volta si tratterebbe di una studentessa, 19enne all’epoca dei fatti. Brittan non era ancora parlamentare e la presunta violenza, secondo le accuse, si sarebbe consumata nell’appartamento di Brittan a Londra dopo un ‘appuntamento al buiò tra i due. Brittan, che non è in stato di fermo, per ora non parla. È emerso tuttavia che nelle scorse settimane è stato sentito dalla polizia e ha negato tutto. Queste accuse non sarebbero quindi di pedofilia, che è lo spettro, l’orrore massimo scoperchiato con il caso Jimmy Savile-l’eroe popolare trasformatosi in ‘mostrò che per anni ha molestato indisturbato centinaia di bambini- lasciando una dolorosa ferita nella società britannica. Resta tuttavia una coincidenza certo fortuita, come confermato dalla Polizia, ma non meno curiosa: il nome del 74enne Lord Brittan in questi giorni viene menzionato spesso, a partire da un potenziale scandalo che incombe su Westminster, vicenda sulla quale aleggia adesso il dubbio di un insabbiamento. Anche in questo caso i fatti non sono recenti, risalgono agli anni ’80 e riguardano i sospetti sull’esistenza di un ‘girò di personaggi in vista, tra cui parlamentari, macchiatisi di abusi contro minori. Le voci circolavano eccome, evidentemente, visto che a riguardo era stato compilato un dossier dall’allora parlamentare conservatore Goeffrey Dickens che lo aveva poi consegnato all’allora ministro dell’Interno, Leon Brittan appunto, che a sua volta lo avrebbe passato a chi di dovere. Il dossier però non si trova. Ed emerge proprio oggi che almeno 114 ulteriori file utili siano andati perduti. Lo ha ammesso lo stesso ministero dell’Interno la cui dirigenza adesso è stata chiamata a risponderne davanti ad una commissione parlamentare. E non è solo una questione di imbarazzo per aver mostrato negligenza, i documenti sarebbero stati infatti «potenzialmente rilevanti» per fare chiarezza sulla vicenda giunta alla ribalta dopo che una ‘talpà ha parlato dell’esistenza di una lista. Nomi e cognomi, tra cui diversi parlamentari: «alcuni sono morti ma altri sono vivi e, in alcuni casi, ancora attivi in parlamento». La pulce nell’orecchio su un possibile insabbiamento la mette un veterano di Westminster, Lord Talbott, che ricoprì ruoli chiave durante i governi di Margaret Thatcher. Parla di una cultura diffusa all’epoca secondo la quale era molto più probabile che l’establishment venisse protetto, che si tendesse a preservare «il sistema», piuttosto che andare a fondo e scavare su presunti errori, accuse o anche dicerie. Parole sibilline ma non troppo e, pur sottolineando lo stesso Talbott che quell’ atteggiamento «era sbagliato», le sua lettura solleva pesanti dubbi. (

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