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Riforme: il Pd detta le condizioni: “10 punti M5S o niente incontro”

Alla vigilia di una settimana bollente per le Riforme, resta in forse l’incontro fra Pd e Movimento 5 Stelle sulla legge elettorale. Se la delegazione M5S – con il capogruppo a Palazzo Madama, Maurizio Buccarella – lo da’ per fissato, i democratici giudicano apprezzabile l’apertura di Luigi Di Maio, ma ritengono necessario che prima venga formalizzato un documento sui 10 punti messi per iscritto dal Pd. Altrimenti, si fa notare, c’e’ il rischio concreto che l’incontro sia inutile. I grillini, secondo quanto apprende l’Agi, si dicono “sorpresi” per la richiesta del Pd: “la stiamo valutando” affermano fonti dell’M5s.
E se l’Italicum accende il dibattito interno anche alla maggioranza, su soglie e necessita’ di introdurre le preferenze, i riflettori restano puntati sulle riforme costituzionali per cui si apre una settimana chiave. Sul tavolo della commissione Affari costituzionali arriveranno i nodi fin qui rinviati e ancora non risolti: dall’elezione del Senato, a quella del Capo dello Stato, alla modifica dello strumento referendario. Domani sera alle 20 si terra’ l’assemblea dei senatori Pd.
Sono una ventina, fra loro, quelli che chiedono un Senato elettivo. Una tesi che potrebbe uscire rafforzata dai risultati del sondaggio che sempre domani il direttore di IPR Marketing, Antonio Noto, presentera’ per la fondazione Univerde, in conferenza stampa a Palazzo Madama: “Gli italiani e la riforma del Senato. Abolito, nominato o elettivo?”. Anche nel Nuovo Centro destra di Angelino Alfano c’e’ chi e’ ribadisce di preferire un Senato votato dai cittadini. “La riforma del Senato cosi’ com’e’ non va. Elezione diretta va introdotta”, ha twittato, ad esempio, Roberto Formigoni.
Martedi dovrebbe proseguire l’assemblea dei gruppi di Forza Italia. Sono oltre trenta i senatori azzurri che hanno apposto la loro firma al ddl di Agusto Minzolini che chiede un Senato scelto dai cittadini. Cosi’ come lo chiede Sel, il Movimento 5 Stelle e gli ex grillini.
Martedi tornera’ a riunirsi la Commissione Affari Costituzionali e l’approdo in Aula del ddl, da programma, e’ fissato per mercoledi’. Ma sono diversi i senatori che pensano non si faccia in tempo: troppi ancora gli emendamenti da affrontare, inclusi quelli al titolo V. Con ogni probabilita’ martedi’ si riunira’ anche la conferenza dei Capigruppo per stabilire il calendario dei lavori. La presidente del gruppo Sel Loredana De Petris ha gia’ chiesto a Pietro Grasso che, finito l’esame della Commissione, ci sia una settimana di tempo prima dell’arrivo del testo in Aula e martedi’ mettera’ di nuovo sul tavolo la sua richiesta, durante la riunione. “Altrimenti chi non e’ componente della commissione non ha il tempo di fare mente locale” e di conoscere quello che andra’ a votare. Sulla Costituzione “non si puo’ andare avanti per diktat di partito”, spiega De Petris. A Palazzo Madama, poi c’e’chi guarda con ‘sospetto’ la volonta’ di fare in fretta anche sul fronte della Legge elettorale: non si e’ mai vista approvare una riforma della legge per il voto – osservano – senza che poi si vada subito alle urne? . L’intenzione vera, insomma, per alcuni, e’ andare ad elezioni anticipate.

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