| categoria: esteri

MO/Raid israeliano su Gaza: 13 morti e 90 feriti

E’ scattata poco prima dell’alba la nuova operazione militare di Israele sulla Striscia di Gaza, contro obiettivi collegati ad Hamas, il grande nemico indicato dal premier Benjamin Netanyahu. Fonti ospedaliere palestinesi parlano di 13 morti e almeno una novantina di feriti. E adesso l’esercito si prepara a entrare nei territori con le forze di terra.

Una delle vittime è stata identificata in Ashraf Yassin: secondo un testimone, era militante delle brigate Ezzedine al Qassam, il braccio militare di Hamas. L’uomo è stato ucciso da un raid a ovest del campo profughi di Nusseirat, nel centro di Gaza.

Altri tre palestinesi uccisi si trovavano in auto nella centrale via al-Wahda di Gaza quando sono stati centrati dall’aviazione israeliana. Un’azione mirata: i tre erano tutti militanti di Hamas. Uno in particolare, Mohammad Shaaban, 32 anni, comandante delle forze navali di Hamas, riconosciuto dai parenti, la cui morte è stata confermata da fonti militari israeliane. Nell’esplosione sono rimasti feriti alcuni passanti.

Si è risolto in una vera strage il raid a Khan Yunis, a sud di Gaza, dove un F-16 ha lanciato un missile contro la casa della famiglia al Kawara, che avrebbe legami col braccio armato di Hamas. Sette i morti, venticinque i feriti, tra le vittime anche donne e almeno due bambini. Secondo la stampa israeliana si trattava di “scudi umani” posti nelle vicinanze dell’abitazione per impedire con la loro presenza un attacco aereo israeliano.

Due palestinesi sono rimasti uccisi in un nuovo raid aereo israeliano a Shejaiya, sobborgo orientale di Gaza, in cui secondo fonti ospedaliere sono rimaste ferite molte persone.

La reazione di Hamas è arrivata nella mattinata, quando una ventina di razzi sono stati lanciati verso città del Neghev, fra cui Ashqelon. Più a nord, ad Ashdod, le batterie Iron Dome hanno intercettato quattro razzi Grad.

Scambio di accuse e minacce. “Non tratteremo più Hamas con i guanti. Hamas ha scelto l’escalation e pagherà un prezzo pesante per averlo fatto”, le parole con cui Netanyahu ha motivato le nuove azioni dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.

Da questo momento “tutti gli israeliani sono obiettivi legittimi” annuncia il portavoce di Hamas, Sami Abu Zuhri, “perché il massacro di bambini a Khan Yunis è un crimine di guerra orribile”. Le Brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato dell’organizzazione, promettono un “terremoto” in un comunicato in cui si denuncia il bombardamento delle case, che va ben al di là di qualsiasi “linea rossa”.

“Risponderemo ampliando il raggio d’azione dei nostri razzi”, puntando verso Tel Aviv “e anche oltre” è la minaccia di Abu Obeida, portavoce del braccio armato di Hamas. Obeida consiglia agli abitanti della capitale israeliana di prendere precauzioni.

E le precauzioni arrivano. Il comune di Tel Aviv si prepara ad aprire i rifugi, riportano i media, mentre la rotta dei voli in arrivo e in partenza dall’aeroporto “Ben Gurion” è stata spostata più a nord. Mentre il ministro della Difesa israeliano Moshe Yaalon annuncia uno speciale stato di emergenza nel sud di Israele: “Non tollereremo lanci di razzi sulle città di Israele e ci stiamo preparando a espandere l’operazione con tutto quello che abbiamo a disposizione per colpire Hamas”.

Il premier israeliano ha condannato senza mezzi termini l’assassinio di un ragazzo palestinese, bruciato vivo da tre ebrei integralisti, forse la brutale rappresaglia dopo il ritrovamento dei corpi dei tre ragazzi israeliani rapiti il 12 giugno. Ma non concede neanche il beneficio del dubbio sulla reale paternità dell’assassinio dei tre adolescenti, che ha avuto l’effetto di azzerare il negoziato di pace tra Israele e l’Autorità nazionale palestinese e le speranze accese dalla visita di Papa Francesco in Terra Santa, con la successiva preghiera del Pontefice con Simon Peres e Mahmoud Abbas nei giardini vaticani. Netanyahu non ascolta chi ragiona ad alta voce sulla facile strumentalizzazione degli eventi. E mette Hamas, solo Hamas, nel suo mirino.

E’ anche per questa cieca determinazione del premier di Tel Aviv che il presidente americano Barack Obama si rivolge alle parti in un editoriale pubblicato in ebraico, arabo e inglese dal quotidiano israeliano Haaretz. Per invitare tutti a fermare le vendette. Per dire a Israele che Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, è un interlocutore affidabile per arrivare a due stati e alla pace. Ma non presentando con le stesse dolci parole Netanyahu agli occhi dei palestinesi. E degli stessi israeliani.

In questo clima, Mhamoud Abbas chiede a Israele di mettere “immediatamente” fine alla vasta operazione aerea lanciata nella notte tra lunedì e martedì sulla Striscia e alla comunità internazionale di “intervenire subito per fermare una pericolosa escalation che può portare solo distruzione e instabilità nella regione”. Raccoglie l’appello la Lega Araba, che chiede una riunione urgente su Gaza al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Mentre la Francia, dicendosi “preoccupata per l’escalation in corso, che non è nell’interesse di nessuno e fa correre il rischio che la situazione sfugga a ogni controllo”, invita attraverso il portavoce del ministero degli Esteri a “fare di tutto perché sia ristabilita e rispettata la tregua del 2012”.

La nuova offensiva di Tel Aviv, ribattezzata “Operation Protective Edge” (margine di protezione) e motivata dalla necessità di porre fine al lancio di razzi palestinesi verso gli insediamenti ebraici, ha visto il bombardamento di circa 50 obiettivi da parte di unità navali e aeree. Le autorità palestinesi hanno affermato che circa 30 di quei “target” sono stati colpiti meno di un’ora prima dell’alba, incluse due case a sud di Gaza, una delle quali identificata da un vicino come di proprietà di un membro di Hamas.

Il ministro palestinese della Salute ha dichiarato che nove persone del vicinato sono state ferite dalle schegge, bilancio che avrebbe potuto essere ben peggiore se gli edifici non fossero stati evacuati per tempo dopo una telefonata dell’intelligence israeliana che avvertiva dell’imminente pericolo. Dettaglio, questo, rivelato dal ministro dell’Interno palestinese.

Il portavoce dell’esercito israeliano, tenente colonnello Peter Lerner, fa sapere che Tel Aviv si sta preparando alla possibilità di inviare forze di terra dentro Gaza come ulteriore sviluppo della campagna “Operation Protective Edge”. In questa prospettiva può essere letta la notizia riportata dai siti dei media israeliani: il Consiglio di difesa del governo ha autorizzato il richiamo di 40 mila riservisti. Già ieri era stato ordinato il richiamo di 1500 riservisti.

Obama su Haaretz: “Basta vendette”. Il presidente americano Barack Obama è autore di un editoriale pubblicato dal quotidiano israeliano Haaretz. “Tutte le parti – è l’invito del presidente Usa – devono proteggere gli innocenti e agire con ragionevolezza e moderazione, non con vendetta e rappresaglia”. Obama parla di un “momento pericoloso” per la regione, dove sono di recente falliti gli sforzi Usa per raggiungere la pace. Il presidente americano dice, con tono commosso, di non poter immaginare il dolore sofferto dai genitori dei tre ragazzi israeliani uccisi in Cisgiordania, così come dice di avere il cuore spezzato dall’omicidio del ragazzino palestinese forse ucciso per vendetta.

Obama elogia Mahmoud Abbas, sotto pressione mentre Israele tenta di usare l’omicidio dei tre giovani per screditare il nuovo governo di unità costruito con l’appoggio di Hamas. “Nel presidente Abbas, Israele ha una controparte impegnata per una soluzione a due Stati e una sicura collaborazione”, scrive Obama, senza fare un analogo parallelo con il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

La Casa Bianca fa sapere che l’editoriale era stato previsto tempo fa e avrebbe dovuto trattare dei colloqui di pace. È stato scritto prima del 30 giugno, giorno del ritrovamento dei cadaveri dei giovani israeliani, e aggiornato in seguito in relazione agli eventi. Obama si dice deluso dal fatto che i negoziati per la pace promossi dagli Usa siano falliti, ma promette che il suo Paese non si arrenderà: “Quando esisterà una politica di nuovo impegno in seri negoziati, gli Stati Uniti saranno lì, pronti a fare la loro parte”. Nessun cenno invece a Tariq Abu Khdeir, il cugino del ragazzino palestinese arso vivo, arrestato e picchiato dalla polizia israeliana durante presunti scontri.

Ti potrebbero interessare anche:

Appello di Obama alla vigilia del voto, la destra è avanti di poco
ANALISI/ Catalogna al bivio, Spagna a rischio secessione
La Svizzera vota sul reddito di cittadinanza e dice "no"
GROUND ZERO/ L'ira delle famiglie delle vittime, non è una festa politica
Voto in Macedonia, testa a testa e incertezza fino all'ultimo
Coronavirus, record di decessi negli Usa: oltre 1.900 in un giorno



wordpress stat