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Renzi-Pd fanno scudo a Errani, crediamo in te. Resta

Ripensaci, ritira le dimissioni. Il Partito democratico difende a spada tratta Vasco Errani. Dopo la condanna in appello a un anno per falso ideologico nel processo ‘Terremersè, arrivano fulminee le dimissioni del presidente della Regione Emilia Romagna. Ma altrettanto fulminea, appena mezz’ora dopo, arriva dalla segreteria Pd la conferma di fiducia e la richiesta di tornare sui suoi passi. I dem si mostrano convinti che l’innocenza del governatore possa essere riconosciuta in Cassazione. E lo stesso Matteo Renzi, che gli telefona in serata, ribadisce il principio per cui la presunzione d’innocenza vale fino all’ultimo grado di giudizio. È di Pier Luigi Bersani il primo attestato di stima a colui che da 15 anni è presidente della rossa Emilia Romagna: «Con tutto il rispetto che si deve alle sentenze, chiunque lo conosca – dice l’ex segretario del Pd – non può dubitare della sua onestà e correttezza». A valanga arrivano poi le dichiarazioni di tanti esponenti del Pd, dal presidente Matteo Orfini, ai capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza, a Gianni Cuperlo. Ma Errani, rimasto un convinto bersaniano anche all’apice della stagione renziana, riceve parole importanti di vicinanza e amicizia da Renzi in persona. Il segretario del Pd e premier gli telefona in serata e, nel ribadire fiducia nel lavoro della magistratura, auspica che l’onestà del presidente regionale possa essere riconosciuta in Cassazione. E intanto dichiara di volersi attenere al principio di civiltà per cui un cittadino è innocente finchè una sentenza non passi in giudicato. La linea, del resto, era emersa con chiarezza in una nota diramata dal Nazareno appena mezz’ora dopo l’annuncio delle dimissioni da parte di Errani. Un documento firmato dall’intera segreteria Pd, per invitarlo «a riconsiderare» il passo indietro, anche alla luce del «senso dello Stato e delle Istituzioni» dimostrato al momento delle dimissioni. Renzi ha attestato il suo partito sulla linea dura contro i condannati e non ha esitato a chiedere le dimissioni del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, dopo il suo patteggiamento per la vicenda del Mose. Ma il premier riconosce il principio di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio. E lo applica a Errani, al netto della stima personale. Tra i parlamentari non manca chi, con qualche malignità, spiega la richiesta di ritirare le dimissioni arrivata dalla segreteria come mossa dalla volontà di evitare elezioni anticipate in Emilia Romagna, a un anno dalla scadenza naturale del terzo mandato di Errani. Ma se, come sembra nelle prime ore, il presidente dovesse restare irremovibile, si ipotizza già il nome di qualche potenziale successore. Su tutti, l’emiliano Stefano Bonaccini, che nella segreteria Pd è responsabile Enti locali.

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