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Spezie, il giro del mondo seduti a tavola


Non solo pasta, pizza e mozzarella. Da qualche anno ormai gli Italiani hanno accolto le spezie sulle proprie tavole, aprendo il palato ai sapori esotici. Sarà la moda, il desiderio di viaggiare in luoghi lontani anche se solo con il cibo, o ancora il semplice fatto che sono buone, ma le spezie rappresentano un fenomeno culturale, con un consumo in continua ascesa. Tanto che ormai solo gli irriducibili della dieta mediterranea sembrano volerne fare a meno.

Tra ristoranti etnici sempre più diffusi, i programmi di cucina che affollano le tv e la voglia di riassaggiare un piatto mangiato durante un viaggio, ormai è frequente sentir parlare (e mangiare) di curry, cous cous, hummus, falafel, kebab, burritos, tacos, tajine, tandoori masala.

Nomi non più estranei, anzi, del tutto normali, pronunciati da consumatori appartenenti a tutte le estrazioni sociali: ”abbiamo clienti di ogni tipo”, spiega all’Ansa la signora Bianca Maria, proprietaria di un negozio di spezie a Roma, ”a volte assistiamo a un vero e proprio scambio di ricette tra italiani e stranieri, mentre fanno la spesa”, racconta.

Ingredienti preziosi, che si abbinano facilmente alle erbe aromatiche nostrane, come il basilico e l’origano, e che i più fantasiosi possono anche mescolare per creare mix originali. Anche cercarle può rappresentare un divertimento: per chi ama le atmosfere popolari, non esiste luogo migliore del mercato per curiosare tra spezie e cibi di altri Paesi. Un esempio su tutti, il mercato multietnico per eccellenza della Capitale, quello del quartiere Esquilino. Qui si confondono odori e tradizioni, idiomi e colori della pelle, in un bell’esempio di integrazione culturale.

Tra i banchi del mercato si aggira Juan, di origini peruviane, ma cresciuto in Italia. Una laurea in architettura, vive a Roma con la famiglia e ci tiene a mantenere saldi i legami, anche culinari, con il suo Paese. Come un moderno Cicerone, illustra le coloratissime meraviglie provenienti dal Perù esposte in bella mostra in un banco specializzato sull’America Latina, dove lui è cliente fisso: i fagioli gialli, le varietà di peperone piccante aji amarillo (di forma simile a un friggitello nostrano ma di un intenso colore arancione) e rocoto (dal frutto tondo e rosso), la patata olluco (coltivata da tempo immemore nelle Ande), sono solo alcuni dei cibi presenti.

”Tanto ormai grazie a Internet chiunque può trovare le ricette per sperimentare”, afferma. Viene invece dall’India Ujjal, parla ancora poco l’italiano ma sa farsi capire. E mentre riempie un sacchetto di senape in polvere (il consiglio è di provarla con il pesce), indica orgoglioso i suoi tesori: ”curry, curcuma, tandoori, sesamo: è questo che piace di più agli italiani”, afferma. Subito accanto, Shafi – viene dal Bangladesh e da 2 anni lavora al mercato – accoglie chi si avvicina con un grande sorriso: ”Non so ancora spiegare come preparare i piatti”, rivela un po’ intimidito, alludendo alla difficoltà della nostra lingua. Oltre alle miscele di curry, che stravincono, anche il cumino, lo zenzero e il cardamomo si piazzano in buona posizione nella sua personale statistica di venditore.

I segreti di questo successo? Profumate, saporite ed economiche, le spezie rappresentano inoltre un valido aiuto per una corretta dieta alimentare: fanno bene alla salute e facilitano la vita a chi deve mangiare con meno sale e condimenti. Senza contare poi che risultano indispensabili per i vegetariani: ”I semi di sesamo e papavero sono i nostri preferiti”, spiega Cristina, vegana da 5 anni, mentre fa la spesa con il fidanzato. E i suoi occhi si accendono quando rivela il sogno, che suona come una promessa, ”di visitare un giorno tutte le meravigliose terre da cui provengono queste spezie”.

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