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Legge elettorale, in M5S dubbi sulla “squadra” che vedrà il Pd. Decida l’assemblea

Dubbi sulla delegazione del M5S che la settimana prossima siederà al tavolo con il Pd. Ad appellarsi allo Statuto dei 5 Stelle alcuni parlamentari del Movimento, che guardano con fumo negli occhi soprattutto la presenza di Luigi Di Maio, finora alla guida della ‘squadrà che si sta confrontando con Renzi e gli altri. All’indomani di un’assemblea dove non sono mancati i malumori -stavolta dei ‘falchì ancor prima che dei dissidenti- le acque del Movimento appaiono ancora agitate. C’è infatti chi si appella alle regole, tentato dal chiedere un voto assembleare che legittimi la delegazione indicata dai vertici del Movimento sin dall’inizio, con il post in cui si apriva al dialogo con i dem. «Vadano i due capigruppo – ragiona un fedelissimo – oppure una delegazione espressione delle Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, che si occupano di questi temi e che, di fatto, sono state scavalcate. C’è scritto nello Statuto: le decisioni devono essere prese dalla maggioranza assembleare». In discussione, soprattutto, «Toninelli e Di Maio. Il primo è in Commissioni Affari costituzionali, ma non è certo il solo dei 5 Stelle a farne parte. Di Maio, poi, cosa c’entra con le riforme?». Nel Movimento, all’indomani dei giorni burrascosi del confronto con il Pd, sembrano prevalere due anime: da un lato chi spera e tenta di ostacolare l’ascesa di Di Maio – «perché se riconosciamo una leadership, allora è la fine del Movimento» – dall’altra chi lo difende a spada tratta. Il vicepresidente della Camera «è capace, sta guidando la delegazione alla grande – dice un fedelissimo – io il bicchiere lo vedo mezzo pieno: siamo tornati in scena e ci siamo rimessi in partita. Gli italiani ora sanno cosa c’è scritto nella nostra proposta di legge. Dagli errori, poi, abbiamo imparato, prova ne è il fatto che stasera i membri delle Commissioni Affari Costituzionali si vedranno per confrontarsi su questi temi». Probabilmente all’appuntamento prenderà parte anche Di Maio.

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