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FOCUS/ Il Cavaliere avverte la fronda, chi vota no è contro la mia linea

Gli accordi sono abituato a mantenerli. Silvio Berlusconi non cambia registro e si prepara a ripetere ancora una volta, martedì alla riunione con i parlamentari azzurri, che Forza Italia non può tirarsi indietro e tradire l’intesa raggiunta con Renzi. Un incontro, quello fissato per la prossima settimana con gli eletti Fi, che nell’agenda del Cavaliere resta confermato, ma su cui insistono diversi dubbi: ‘se il testo va in Aula lunedì che senso ha fare l’incontro il giorno dopo?’ È infatti il ragionamento di diversi azzurri. Che Berlusconi sia stanco di doversi occupare delle ‘beghè interne al partito di fronte all’arrivo imminente della sentenza di secondo grado del processo Ruby è cosa ormai nota, tanto da lasciare a Denis Verdini la gestione del dissenso. Dopo una riunione a palazzo Grazioli a cui hanno preso parte anche Gianni Letta e Niccolò Ghedini, tocca proprio al senatore azzurro (tra i fautori dell’accordo con Renzi) andare al Senato per sminare la fronda azzurra. La richiesta infatti di 23 senatori di rinviare l’arrivo in Aula delle riforme era suonata come un ennesimo campanello d’allarme. Ed è proprio a loro che Paolo Romani e lo stesso Verdini si rivolgono in assemblea. I toni sono perentori: I patti si rispettano dalla a alla z, ha messo in chiaro Verdini che poi rivolto alla sala avrebbe aggiunto: chi è contrario mette in discussione una decisione presa da Berlusconi a cui il partito ha dato il mandato di chiudere gli accordi con il premier. Insomma un avvertimento che il Cavaliere ha fatto arrivare ai suoi senatori tramite il suo braccio destro. Che l’ex capo del governo non abbia nessuna intenzione di mettere in discussione il Patto del Nazareno poi è stato ribadito anche agli eurodeputati nel corso del pranzo svoltosi a palazzo Grazioli. I riflettori erano ovviamente puntati su Raffaele Fitto che, a quanto raccontano i presenti, avrebbe ribadito a Berlusconi quanto detto già diverse volte e cioè nessuna contrarietà alle riforma ma più tempo per approfondire e poter fare delle valutazioni. Una richiesta su cui l’ex premier preferisce glissare ribadendo quanto detto nell’ultima assemblea: Renzi riconosce il fatto che noi siamo gli interlocutori più affidabili – sarebbe stato il senso del ragionamento – non possiamo tirarci fuori dagli accordi perchè il progetto prevede anche la riforma della giustizia a cui non possiamo rinunciare. La partita però è tutt’altro che chiusa. Nonostante a palazzo Grazioli si respiri ottimismo sul numero dei dissidenti (massimo 10) si dovrà attendere la riunione di martedì per capire i numeri reali della fronda. L’intenzione del Cavaliere è quella di far partire nel week end un nuovo giro di contatti per tentare di convincere anche chi fino ad ora si rifiuta di cambiare idea.

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