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Patto della salute, trovata l’intesa tra Governo e Regioni

Sblocco improvviso per il Patto per la salute. Ma non tutto è stato facile e anzi a stare a quanto dichiaravano in mattinata i presidenti delle Regioni un possibile accordo pareva decisamente lontano. Nel mirino dei governatori, secondo quanto faticosamente si riusciva a capire, erano alcuni cambiamenti fatti a loro dire all’ultimo momento dal Ministero dell’Economia e da quello della Salute, che rendevano praticamente impossibile un ok da parte delle Regioni. Sotto i riflettori quindi il rispetto dei vincoli in materia di spesa di personale, anche per le Regioni con piani di rientro, le risorse aggiuntive per i Lea e i costi standard e il turnover del personale, temi che in una prima fase avrebbero interessato anche le regioni virtuose e non soltanto quelle non in equilibrio finanziario o addirittura con piani di rientro. Ma poi tutto si è sbloccato nel corso di una lunga e dibattuta Stato-Regioni, che alla fine ha però prodotto l’attesa fumata bianca. Soddisfatta il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, secondo la quale l’intesa «ha messo la sanità in sicurezza». Alla fine del lungo braccio di ferro tutte le parti in causa, compreso il sottosegretario all’Economia Giovanni Legnini, hanno tirato un sospiro di sollievo. Senza toccare i fondi da qui ai prossimi 3 anni (109, 112 e 115 miliardi). Sorridente il ministro Lorenzin, che non ha mancato di sottolineare come quello chiuso oggi «sia stato un lavoro lunghissimo, che tra l’altro si conclude a un anno esatto dall’inizio della attività da ministro». Ma soprattutto, ha aggiunto, l’intesa in Stato-Regioni «è stata un’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori e gli operatori del sistema». Non senza aggiungere, fugando una volta per tutte le ombre e gli scontri del mattino, che il Patto «rimette al centro le politiche sanitarie che guardano alla qualità dell’assistenza e alla prevenzione, dopo anni in cui avevamo solo l’ossessione del costo. Questo – ha avvertito – non vuol dire che non si tengono in equilibrio i bilanci, ma che possiamo cominciare a fare di nuovo programmazione sanitaria. Passa inoltre il principio – ha aggiunto – che quello che si risparmia viene reinvestito in sanità». Soddisfatta la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, che è andata subito al sodo: «è stata raggiunta una giusta flessibilità per poter avere nuovo personale» e inoltre «è arrivata un’intesa con il ministero della Salute e dell’Economia, e quindi le Regioni virtuose potranno anche tornare ad assumere e gestire il personale». Quelle invece ancora vincolate al Piano di rientro «avranno una modalità diversa per accedere a questa flessibilità: è stato infatti abbassato di un anno il blocco delle assunzioni già previsto, però al raggiungimento dell’equilibrio economico». Uno dei simboli della giornata è stato però il presidente del Veneto Luca Zaia. Dopo le bordate del mattino ha commentato l’esito dell’accordo spiegando che «a tener duro non si sbaglia mai. È stata una giornata di barricate – ha detto il governatore leghista – ma alla fine le nostre posizioni sono state accolte e viene così siglato un Patto per la Salute dai contenuti positivi, che avvia la sanità italiana nella giusta direzione, che è quella della lotta agli sprechi, dei costi standard, di finanziamenti certi, di gestione complessiva che parta dall’esempio delle Regioni virtuose, tra le quali il Veneto si onora di essere e non da oggi».

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