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FARMACI/ Malati pronti alla mobilitazione contro i ritardi della strategia anti epatite C

«Non c’è pace per l’esercito di pazienti con epatite C che stanno aspettando da diversi mesi il primo di una serie di farmaci potentissimi in grado di curare l’infezione, in 12 o 24 settimane (a seconda delle caratteristiche del paziente) e con percentuali di eradicazione virale mai viste prima. Chiediamo al ministro Lorenzin di essere convocati urgentemente per fare il punto della situazione, ma soprattutto per realizzare interventi concreti come lo stanziamento immediato di risorse economiche sufficienti per curare tutti i malati a rischio, e un piano per consentire l’accesso ai farmaci innovativi a tutti i pazienti con HCV nei prossimi anni a partire dal 2015». È quanto si legge in una nota di EpaC onlus dopo il nuovo ‘stop’ all’iter di autorizzazione del farmaco sofosbuvir. «EpaC onlus – dice l’associazione dei malati di epatite C – sta attivando le procedure di mobilitazione con iniziative clamorose nei confronti dell’industria farmaceutica e del ministero della Salute. Ci sono in ballo migliaia di vite umane, esiste una diritto alla cura: non è più possibile aspettare e mantenere un clima di incertezza. La vera grande innovazione è che questi farmaci possono essere utilizzati anche in pazienti con malattia avanzata, in lista di attesa per il trapianto di fegato, nel post trapianto epatico, tutti soggetti che non avevano altre opzioni terapeutiche, molti dei quali condannati fino a poco tempo fa a un lungo e doloroso cammino verso la morte. Parliamo, quindi, di farmaci salva-vita». «Il sofosbuvir, commercializzato da Gilead Sciences – ricorda EpaC – è oggetto di lunghe trattative tra l’azienda farmaceutica e l’Agenzia italiana del farmaco. Non si trova l’accordo sul prezzo di vendita, e la decisione viene continuamente rimandata. Aifa è decisa a spuntare il miglior prezzo possibile per curare il maggior numero di persone. Gilead non vuole abbassare il prezzo perché quello è il valore assegnato dal management californiano. Nella stanza dei bottoni di Foster City non ne vogliono sapere di concedere prezzi vantaggiosi all’Italia. Gli affari sono affari. E i pazienti che stanno rischiando la pelle?»

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