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Riecco Ruby, in aula la requisitoria contro Berlusconi. Non servono testimoni eccellenti

Il centro del procedimento sul caso Ruby a carico di Silvio Berlusconi è la “circostanza palesemente falsa” rappresentata dall’ex premier quando telefonò al capo di gabinetto della questura di Milano, Pietro Ostuni, chiedendo il rilascio della giovane marocchina dicendo che le era stata segnalata come “nipote di Mubarak”. Lo ha spiegato, nel corso della sua requisitoria nel processo di secondo grado, il sostituto procuratore generale Pietro De Petris nella parte del suo intervento per respingere la richiesta della difesa di inviare gli atti al tribunale dei ministri: un’istanza già presentata nel dibattimento di primo grado. Poco più di un anno fa Berlusconi era stato condannato in primo grado a sette anni di carcere per concussione e prostituzione minorile.

Può rivestire “un interesse mediatico, ma “a mio parere” ha un rilievo processuale “uguale a zero sentire testi come George Clooney o Cristiano Ronaldo”, ha detto ancora De Petris durante la requisitoria. Il magistrato, nell’indicare di “assoluta irrilevanza” le testimonianze dell’attore americano e del calciatore portoghese, ha più in generale chiesto ai giudici di secondo grado di respingere la richiesta di rinnovazione parziale del dibattimento avanzata con i motivi d’appello depositati dalla difesa dell’ex premier.

Il sostituto pg ha chiarito che, come riporta il capo di imputazione sulla concussione contestata al leader di Forza Italia, con quella telefonata nella famosa notte del maggio 2010 Berlusconi ha abusato “della sua qualità” e non ha invece commesso un reato nell’esercizio delle sue funzioni. Dunque, il giudizio spetta “al giudice ordinario e non al tribunale dei ministri”. A detta di De Petris, la difesa “ha dimenticato o non ha letto il capo di imputazione”. E questo abuso della qualità di presidente del consiglio, secondo il sostituto pg, sta proprio in quella “radicale falsità” sulla presunta nipote di Mubarak su cui è incentrato il procedimento. Il magistrato ha anche ricordato come la Corte costituzionale, bocciando all’epoca il conflitto di attribuzione sollevato sul caso Ruby, spiegò che “l’ordinamento democratico non consente deroghe all’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge”.

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