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Caso Scajola: legale, Emirati hanno detto no a estradizione Matacena

Amedeo Matacena non è più un latitante a Dubai, dove vive da tempo, ma un «rifugiato». Così almeno lui si definisce in conseguenza della decisione con cui l’autorità giudiziaria degli Emirati Arabi ha rigettato la richiesta di estradizione fatta dalla Dda di Reggio Calabria per l’ex deputato di Forza Italia. La motivazione della decisione non è nota, ma secondo uno dei legali di Matacena, l’avvocato Enzo Caccavari, è legata al fatto che negli Emirati Arabi non esiste il concorso esterno in associazione mafiosa, il reato per il quale l’ex deputato è stato condannato in via definitiva per i suoi presunti rapporti con la ‘ndrangheta. Condanna che, però, la stessa Cassazione, il 20 giugno scorso, con una decisione che secondo lo stesso Matacena non ha precedenti, ha ridotto da cinque a tre anni «ammettendo – dice lo stesso deputato – che in precedenza era stato in fondo commesso un errore». Matacena, contattato telefonicamente dall’ANSA a Dubai, dice adesso che «vuole tornare ed ottenere giustizia in Italia e che non vuole fare comunque il rifugiato. Voglio tornare però – aggiunge – quando nel mio Paese sarà riconosciuta la mia innocenza, che è nei fatti e nelle carte processuali». L’ex esponente di Forza Italia rivolge anche un pensiero alla moglie, Chiara Rizzo, accusata di essersi adoperata insieme all’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola per farlo arrivare in Libano, Paese dal quale, secondo l’ipotesi accusatoria, veniva considerata più difficile l’estradizione (Chiara Rizzo e Scajola sono entrambi ai domiciliari). «Spero adesso che la giustizia italiana – dice Matacena – prenda atto che, essendo stato riconosciuto il mio ruolo di rifugiato, non esiste più la possibilità per la madre dei miei figli di reiterare il reato e le revochi, quindi, gli arresti domiciliari. Lo chiedo con forza proprio a quella giustizia italiana in cui credo ancora. E lo dico perchè quando c’è un magistrato di Cassazione che ammette che la Suprema corte ha commesso un errore, riducendo la condanna disposta con una decisione presa in precedenza dalla stessa Suprema corte, credo ancora che ci sia qualche Giudice con la G maiuscola». Matacena esprime anche il suo apprezzamento nei confronti della giustizia degli Emirati arabi. «In questo paese, come ho sempre pensato – dice – vengono rispettati i diritti del cittadino. Il rigetto della richiesta di estradizione è, inoltre, la riprova del fatto che fossero totalmente inconsistenti le ragioni ventilate dall’accusa circa la mia volontà di trasferirmi in Libano». I tempi per il rientro in Italia di Matacena, comunque, non si profilano brevi. L’ ex deputato, tra l’altro, aspetta che vengano depositate le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione gli ha ridotto la condanna, ma vuole anche avviare una battaglia per cancellare i tre anni che gli sono stati comminati. «Se i giudici di Cassazione hanno ammesso di avere sbagliato, riducendo la condanna – sostiene Matacena – è molto probabile che ci siano altri errori che, nel caso, dovranno essere sottoposti alle autorità competenti. In più aspetto che venga discusso il ricorso alla Corte europea, che è stato ammesso ed ha un numero di ruolo ben preciso»

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