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‘Ndrangheta: processioni sotto controllo, mai più inchini

«Giro di vite» di carabinieri e polizia per evitare che nel corso delle processioni religiose che si svolgono durante il periodo estivo, e non solo, in Calabria, vengano compiuti atti di omaggio nei confronti di esponenti della criminalità, come sarebbe accaduto il 2 luglio scorso ad Oppido Mamertina. I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, come già avevano fatto per il rito svoltosi ad Oppido, hanno posto sotto osservazione numerose processioni e predisposto servizi preventivi di controllo in modo poi da riferire eventuali situazioni «anomale» alla Dda. Un lavoro che si preannuncia, comunque, tutt’altro che facile considerato il gran numero di manifestazioni religiose che si svolgono nel territorio provinciale. Ma che è, comunque, necessario per stroncare un malcostume che affonda le sue radici nella stessa storia della Calabria e nei rapporti spesso equivoci tra fede e ‘ndrangheta. Partendo dal dato emerso da innumerevoli indagini di una fede portata in alcuni casi a forme di estremismo religioso che caratterizza i comportamenti di numerosi boss. Basti pensare ai «santini» ed alle effigi religiose, con tanto di candele ed «altarini» improvvisati, che sono stati trovati in passato nei nascondigli di latitanti anche di primo piano della ‘ndrangheta. Anche se la logica sanguinaria che sottintende i comportamenti degli affiliati alle cosche appare del tutto inconciliabile, obiettivamente, col messaggio cristiano e la fede religiosa, quella vera almeno. Il sospetto di molti, comunque, è che «inchini» ed atti di omaggio ai boss durante le processioni religiose si siano sempre fatti in Calabria senza che nessuno abbia battuto ciglio. Così come sarebbero state sempre accettate le generose offerte di denaro da parte degli esponenti della criminalità per contribuire alle spese per lo svolgimento delle processioni. Così come sarebbe stata sempre ammessa la presenza di «pupilli» dei boss tra i portatori delle statue dei santi. Una situazione per reprimere la quale avrà di sicuro un effetto dirompente la decisione presa nei giorni scorsi, proprio alla luce di quanto sarebbe accaduto ad Oppido Mamertina, dal vescovo di Oppido-Palmi, mons. Francesco Milito, di sospendere a tempo indeterminato lo svolgimento di tutte le processioni nella sua diocesi. I «sospetti» di contiguità e di tolleranza nei confronti di fenomeni che sono comunque inammissibili si diffondono sempre più. Ed oggi, proprio per respingere ipotesi in questo senso, è intervenuto il sindaco di San Procopio, Eduardo Lamberti Castronuovo, che è anche assessore alla Cultura della Provincia di Reggio Calabria. Lamberti Castronuovo ha scritto al Prefetto, al Comandante provinciale dei carabinieri, al Questore ed ai vescovi di Oppido e Reggio Calabria in merito alla processione svoltasi nel suo paese l’8 luglio scorso. «Proprio perché i fatti di Oppido avevano destato un clamore mediatico da ‘strage di Capacì – ha scritto il primo cittadino di San Procopio – in qualità di sindaco avevo chiesto al comandante della stazione dei carabinieri se ci fossero state controindicazioni o indicazioni dell’Arma per il sereno e legale svolgimento della processione. La risposta è stata chiara ed inequivocabile con la presenza, dall’inizio alla fine, del comandante della Stazione dei carabinieri, coadiuvato da un brigadiere, al mio fianco. Nessun rilievo è stato fatto. Né prima, né dopo».

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