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Pensieri e parole di Mogol in riva al Tevere

“Acqua azzurra, acqua chiara”, “I giardini di marzo”, “Pensieri e parole”, “Il cielo in una stanza” “La spada nel cuore” sono solo un’ infinitesima parte delle canzoni che Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha scritto nel corso della sua lunghissima carriera di paroliere. Durante la serata romana del 14 luglio intitolata “Lungo il Tevere”, nell’ambito dell’iniziativa “Bicilibriamo”, il celebre autore ha percorso in bicicletta il tratto di pista ciclabile che va da Piazza Cavour fino al Lungotevere degli Anguillara. Giunto sul luogo della manifestazione Mogol ha presentato il suo libro “Le Ciliegie e le Amarene – Aforismi, pensieri e parole” edito da Minerva, in cui è racchiusa la storia della sua vita privata ed artistica. La scelta del titolo è legata al gusto dolce delle ciliegie ed amaro delle amarene che è ciò che si assapora nel corso dell’esistenza. E come ha detto lo stesso Mogol, il prossimo libro si intitolerà “Le Arance e i Limoni” per rendere il concetto più chiaro. La carriera di Mogol inizia nella “Ricordi Radio Record”, la casa editrice musicale in cui Rapetti entrò ancora molto giovane. Suo padre, Mariano, era un importante dirigente della Ricordi ed era stato nominato Direttore della “Ricordi Radio Record”. Nel 1961 arriva la prima vittoria al Festival di Sanremo con “Al di là” scritta assieme al maestro Carlo Donida ed interpretata da Betty Curtis e Luciano Tajoli. Nel 1964 ecco un altro grande successo destinato a diventare un evergreen firmato Mogol, “Una lacrima sul viso”, la cui interpretazione fu “affidata” ad un giovanissimo Bobby Solo che proprio grazie a quel brano si consacrò al grande pubblico. Ma fu nel 1965 che avvenne l’incontro che portò ad un sodalizio di ben 15 anni: quello con un giovane di Poggio Bustone chiamato Lucio Battisti. I due si conobbero quando Battisti era un chitarrista facente parte del complesso de “I Campioni” ed autore anch’egli di canzoni. Con i testi di Mogol e le musiche di Battisti iniziarono a prender vita i primi successi che però vennero affidati alla voce di altri gruppi musicali come L’Equipe ’84, con “29 Settembre” ed i Dik Dik con “Sognando la California”. Nel ’66 però Mogol convinse Battisti a cantare da solo i suoi pezzi e nel 1969 fondarono una casa discografica denominata “Numero Uno”. Ma Mogol non ha scritto solo per Battisti; sono molti i grandi della musica leggera italiana che hanno tra i loro cavalli di battaglia pezzi firmati dal paroliere milanese. Si va da Cocciante a Celentano, da Morandi a Gianni e Marcella Bella, Mina, Paoli e tanti altri. Addirittura la squadra calcistica Ternana può vantare un inno scritto da lui! Insomma quello di Mogol è un nome che rappresenta una vera e propria colonna portante per la canzone italiana, al punto che il 30 novembre 2006 il Ministero dell’Interno ha autorizzato l’Autore a poter aggiungere accanto al proprio cognome anche il nome d’arte. Alla domanda se nella canzone e nella capacità di comprendere la musica di oggi ci sarebbe posto per un duo Mogol-Battisti, il paroliere ha risposto dicendo che purtroppo oggi “la promozione non è in funzione della qualità ma del profitto. Ognuno c’ha la sua scuola finta, magari anche televisiva e vuole avere il merito di far vincere chi è partito da questa scuola, che molto spesso insegna poco.” Inoltre parlando del suo caro amico Gianni Bella ha dichiarato che “Gianni Bella non conosce la musica. Ha scritto un’opera meravigliosa [La Capinera] che convince tutti. Pensate che al Parma Lirica che son 74 melomani, quando hanno sentito l’opera hanno detto che dopo la Turandot è la prima grande opera che ascoltano nel mondo, quindi…lui sì che è un genio!” Insomma un artista ed un poeta anche nel Cuore.

Stefano Boeris

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