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Grillo-Casaleggio, sfida sulle preferenze, M5S compatto

Non ci sarà un nuovo incontro, ma il tavolo con il Pd, seppur scricchiolante, resta aperto. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio tentano così, attraverso il blog, di mettere un nuovo punto sul tormentato dialogo tra M5S e Pd su riforme e legge elettorale. E allo stesso tempo smentiscono ogni frattura tra ‘ortodossì e ‘trattativistì, rimandando, in un nuovo ritorno alle origini, ogni decisione alla Rete. Ma la lenta trasformazione del Movimento è destinata a non arrestarsi ed è ‘l’uomo del momentò, Luigi Di Maio, a confermarlo: i due leader, in un futuro non lontano avranno meno spazio, a favore di chi, finora, ha vissuto nell’ombra. Ed è proprio nel dibattito con il Pd che stanno emergendo gli smottamenti interni al Movimento. Dopo la totale chiusura di ieri, in un post firmato dalla delegazione 5 Stelle al tavolo con i Dem ma dove era evidente l’impronta di Grillo, oggi è lo stesso ex comico, assieme al guru del Movimento, a tornare sul tema. Nessun nuovo incontro e sfida in Aula sulle preferenze ma dialogo con i Dem che resta aperto, scrivono Grillo e Casaleggio, in un post mirato soprattutto a ricompattare il Movimento. «Non esiste una linea Grillo/Casaleggio. Non esiste una linea Di Maio. Non esistono linee all’interno del Movimento, se non quelle dei cittadini», sottolineano i due, rimandando i 5 punti proposti a Renzi alla ratifica degli iscritti. E mentre i ‘falchì plaudono al ritorno della linea dura, il Pd cavalca i continui cambi di direzione del M5S, giocando d’attacco. «Grillo fa un teatrino da Prima Repubblica», sottolinea Matteo Renzi dal Mozambico, seguito a stretto giro dai principali esponenti Democrat, uniti nel denunciare quella che viene giudicata come l’ennesima prova di immaturità del M5S. A distanziare i due interlocutori contribuisce certo l’assoluzione di Silvio Berlusconi sul caso Ruby, e il conseguente rafforzamento del Patto del Nazareno. Con buona pace di chi, a partire da Di Maio ancora oggi ribadisce come il tavolo con Renzi resti aperto, rilanciando la chiamata a votare contro le immunità e per le preferenze in Aula e ribadendo così un barlume di quella linea trattativista che il vicepresidente della Camera ha sempre sostenuto. Del resto, il dietrofront di oggi non adombra l’ascesa di Di Maio. Gli equilibri sono destinati a cambiare e già qualche giorno fa, incontrando i suoi al Senato, Grillo aveva evocato un suo defilamento, almeno sul piano delle responsabilità. Il Movimento «è in continua trasformazione. Non la vivo come una nostra emancipazione», sono le parole con cui Di Maio traccia il futuro. Del Movimento ma anche il suo.

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