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Caos M5S, la trattativa divide. Di Maio sotto attacco

Minacce di espulsione, regolamenti di conti, guerre sotterranee con «talebani» da una parte e «venduti» dall’altra: il M5S sembra tornare allo scorso anno quando entrò in Parlamento. L’equilibrio che i cinquestelle avevano finalmente trovato si è perso. A riportare il caos è la trattativa con il Pd: prima il via libera al tavolo per il confronto sulla legge elettorale, poi lo stop annunciato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sul blog seguito però dalla precisazione di Luigi Di Maio (è una «accelerata» e non una chiusura) ed infine l’ultimatum al Pd con sei punti punti da discutere. Una linea di condotta che nello stesso Movimento in molti hanno difficoltà a capire. Non basta però a spiegare ciò che sta accadendo tra i pentastellati. La discussione sulla legge elettorale e sulle riforme passa in secondo piano per fare spazio a questioni che riguardano l’organizzazione interna. Il primo ad uscire allo scoperto è il deputato Tommaso Currò, lo stesso che lo scorso anno rischiò l’espulsione perchè troppo dialogante con il Pd. Questa volta, però, le parti sono invertite: Currò rimprovera il fatto che si sia dato il via ad una trattativa con i Dem senza l’accordo dell’assemblea e chiede «un congresso di partito» per vagliare il ruolo di «segretario» assunto da Di Maio. Il diretto interessato replica negando di essere «a capo del M5S» ed annuncia che «finita la legge elettorale» scriverà «una lettera agli attivisti che spiega tutto». Ma i rapporti Currò-Di Maio sono solo la punta di un iceberg. Il vicepresidente della Camera è al centro degli attacchi di più fazioni: gli ortodossi gli rimproverano di «non essere più lo stesso», ovvero dalla loro parte, e di subire troppo l’influenza dello nuovo staff comunicazione. I «dialoganti», invece, lo accusano di fare il gioco di Grillo e Casaleggio. Poi ci sono gli amici di Di Maio che lo sostengono nel suo cammino. Da parte sua, il comico genovese non ha mai delegittimato Di Maio ma non ha neanche nascosto che lui la trattativa con il Pd non l’avrebbe mai fatta. A lui guardano con interesse gli «ortodossi» nella speranza di un riscatto. Il guru milanese, invece, sembra dare ragione a tutte le fazioni in gioco: sul blog di Grillo fa alternare post di incoraggiamento a Di Maio a qualche tirata d’orecchio. In Parlamento non mancano ripicche interne e scontri personali. Alla Camera – oltre a Currò per il quale c’è chi auspica l’espulsione per aver chiesto un congresso o l’istituzione di un direttorio – è in difficoltà Massimo Artini. Alcuni colleghi vorrebbero l’allontanamento del deputato toscano per questioni legate alla gestione di dati e password interne. Non va meglio a palazzo Madama: i senatori che avevano bocciato fin dall’inizio la trattativa con i Dem mentre loro facevano ostruzione in Aula sulle riforme, si godono la rivincita ma per il futuro non intendono farsi dettare la linea dalla Camera.

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