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IL PUNTO/ Pizzo sui biglietti della Metro, Marino si svegli, i veri padroni sono i rom

E’ irritante l’atteggiamento del sindaco Marino, degli assessori, dei responsabili delle forze dell’ordine, della Municipale. A Roma comandano loro, in tutto e per tutto. Rom, sbandati, irregolari di tutti i tipi. Ci sono le bande, si spartiscono il territorio e le zone d’influenza. I Rom hanno una organizzazione militare, quando rubano il rame, quando svuotano i cassonetti, quando impongono il pizzo alle macchinette dei biglietti della metropolitana, o del parcheggio davanti alla stazione Termini. Sguardi cupi, determinati, incutono soggezione, non sono i mendicanti, non chiedono elemosina, impongono il loro potere, irridono guardie e cittadini. Marino pensa ad altro, non pensa a provvedimenti speciali. I rom sono specie protetta, da integrare ed aiutare. E il corto circuito mentale, politico e psicologico avviene in questa dicotomia: non si può generalizzare, ma quel che è evidente, sotto gli occhi di tutti è che i rom sono dall’altra parte della barricata, sono fuori della legge e delinquono. Perché a pagare devono essere i cittadini “regolari”? Perché il primo principio non deve essere quello della applicazione della legge, per tutti? I giornali scrivono fiumi di inchiostro, l’ultima inchiesta del Messaggero sul fenomeno del pizzo sui biglietti è lucido e fa tremare i polsi. Guardie giurate, carabinieri e poliziotti sono messi in difficoltà, tenuti in soggezione come non accade in nessun altro contesto. Usassero la celere come allo stadio le cose forse andrebbero in modo diverso. I rom denunciano le guardie per «maltrattamento», e i tribunali applicano la legge con la camomilla. Il racket dei rom che assedia le stazioni della metropolitana? Un centinaio di persone, concentrato soprattutto nell’area di Termini, ma anche al Colosseo, che grazie alle “mance” dei passeggeri impauriti e minacciati si spartisce un giro d’affari da almeno 800mila euro l’anno e che sembra infischiarsene di qualunque azione legale. Perché Marino non ha chiesto al suo collega di New York un consiglio tecnico? Da quelle parti magari qualche poliziotto esagera, ma la fermezza funziona. Fermi davanti alle biglietterie della metro o accanto ai binari i rom sono pronti ad “aiutare” i turisti, specialmente stranieri, con i bagagli. Pretendendo sempre un compenso, perché altrimenti scattano le minacce. E chi prova a fermarli ci rimette. Due settimane fa il coordinatore della security privata della stazione Termini è finito in ospedale con il setto nasale fratturato. Perché il business degli estorsori, quasi tutti di origine romena, non ammette intromissioni. «Perché sanno che nonostante la pioggia di denunce a loro carico, ogni giorno possono tornare a spremere turisti e passeggeri dei convogli. Possibile che non si possa cambiare il verso delle cose? I nomi sono sempre gli stessi. I carabinieri della Stazione Mobile di Termini, così come gli uomini della Polizia ferroviaria, li conoscono a memoria. Li hanno schedati tutti centinaia di volte, ma loro restano sempre lì. Il 40% dei controllati è minorenne, la metà dei quali ha meno di 14 anni e di conseguenza non può essere fermata. Tra Polizia e Carabinieri si contano ogni giorno 60-70 denunce, 1200 solo da gennaio. C’è qualcosa che non funziona nel meccanismo della giustizia. Roma fa paura per questo, l’amministrazione è capace di usare il pugno di ferro solo con i deboli. E i rom evidentemente deboli non sono. La maggior parte delle minacce avviene davanti alle macchinette che emettono biglietti della metro. In teoria sarebbero self service, ma quasi sempre davanti ai dispositivi si piazzano quattro-cinque donne per “aiutare” a stampare i ticket. E per quelli dei treni ferroviari vengono chiesti fino a 20 euro di mancia. Marino pensa ai Fori, alla pedonalizzazione del Tridente e alle piste ciclabili. Non ha capito nulla di Roma

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