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Gaza, la tregua è più vicina. Ma la mattanza continua

“Serve un cessate il fuoco e la fine del blocco di Israele a Gaza il più presto possibile”. Lo dice Khaled Meshaal, leader del gruppo fondamentalista palestinese Hamas, alla Bbc. “Le persone non possono ricevere assistenza sanitaria o andare al lavoro. Perché il popolo di Gaza deve essere punito con questa morte lenta nella più grande prigione del mondo? Questo è un crimine”. Secondo il quotidiano al Hayat, Hamas ha acconsentito, in via di principio, al cessate-il-fuoco umanitario proposto dal segretario di Stato americano, John Kerry, una tregua di cinque giorni a partire da sabato notte per stoppare l’offensiva israeliana iniziata l’8 luglio e il contestuale lancio di razzi da Gaza. Secondo il quotidiano, tuttavia, il movimento islamista ha chiesto garanzie su altre questioni, come il rilascio dei prigionieri palestinesi e l’allargamento dell’area di pesca davanti le coste di Gaza. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe accettato il piano e starebbe premendo sul suo gabinetto di sicurezza, dicono diversi media di Tel Aviv. Oggi il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha lanciato un appello per una “tregua umanitaria” immediata a Gaza fino alla festa dell’Eid al-fitr, che la settimana prossima segnerà la fine del Ramadan, il mese sacro per i musulmani. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha chiesto l’apertura di un corridoio umanitario a Gaza per consentire l’evacuazione dei feriti e la consegna di medicinali. In un comunicato l’Oms afferma che quattro ospedali della Striscia, compreso l’ospedale al Aqsa, sono stati danneggiati durante il conflitto tra Israele e Hamas.
. Ma stamane, nonostante le voci di tregua, la frangia più radicale di Hamas ha lanciato almeno tre missili a lunga gittata verso l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv. Le brigate Ezzedin al Qassam, si legge nel comunicato, “hanno lanciato tre razzi di tipo M75 alle 11:45 locali (le 10:45 in Italia) verso l’aeroporto Ben Gurion”, si legge nel comunicato del gruppo. Un’abitazione, inoltre, sarebbe stata colpita da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza ad Ashkelon, nel sud di Israele, dove lo scudo Iron Dome ha intercettato una decina di razzi.

Il piano presentato da Kerry dovrebbe essere discusso dal governo israeliano oggi pomeriggio. E’ confermato comunque che, qualora si trovasse l’accordo per far tacere temporaneamente le armi, il negoziato per un’intesa permanente e complessiva si terrebbe al Cairo. Un passo avanti importante, una piccola svolta rispetto alla chiusura di mercoledì sera, quando era arrivato lo stop di Hamas: “Niente cessate il fuoco se l’Idf (l’esercito israeliano, ndr) non lascia la Striscia e toglie il blocco”. Ieri c’era stata la chiusura altrettanto secca di Tel Aviv: “Difficile una tregua nei prossimi giorni se la condizione è che le truppe si ritirino”, ha detto il ministro della Scienza Yakoov Peri, ex capo della sicurezza: “Posso dire con certezza che due o tre giorni non saranno abbastanza per distruggere tutti i tunnel”.
Il segretario di stato Usa John Kerry, che ha incontrato stamane il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, e il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, ha proposto un piano in due fasi per fermare le ostilità in corso nella striscia di Gaza, che sinora hanno causato finora la morte di 828 palestinesi e 35 israeliani, tra cui 34 soldati. Stando a quanto riferito da una fonte americana al New York Times, la proposta di Kerry prevede un cessate il fuoco umanitario di cinque giorni, seguito dall’avvio dei negoziati al Cairo tra esponenti israeliani e palestinesi, affiancati da delegati internazionali, su questioni economiche, politiche e di sicurezza inerenti la striscia di Gaza. Secondo la fonte, il principale punto di disaccordo riguarderebbe l’intenzione di Israele di lasciare i soldati a Gaza durante il cessate il fuoco. Il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà oggi per valutare la proposta americana.
L’offensiva continua. Le forze armate di Israele hanno colpito nella notte 25 obiettivi nella Striscia di Gaza, come riporta un ufficiale militare israeliano citato dal sito internet del giornale Haaretz. “Le forze speciali affermano di avere il pieno controllo dell’area e, dopo alcune notti di combattimenti, i terroristi stanno consegnando le armi. Dopo essere stati nascosti sotto terra per alcuni giorni, stanno uscendo dai tunnel e si stanno arrendendo, mentre nelle case stiamo trovando numerose armi”, ha aggiunto l’ufficiale. Un soldato israeliano, un riservista di 36 anni, è rimasto ucciso nelle prime ore della giornata odierna nel corso di combattimenti nel nord della Striscia. Con la sua morte sale a 34 il numero dei soldati uccisi a Gaza, perché l’esercito israeliano ha comunicato che il militare dato per disperso nei giorni scorsi è anch’egli morto.

I La tregua sembra lontana. Ieri, giorno dell’addio di Shimon Peres alla presidenza israeliana, a Beit Hanun, nel Nord della Striscia, è stata colpita una scuola dell’Unrwa (l’ente dell’Onu per i profughi) in cui avevano trovato riparo numerosi sfollati. Almeno 17 i morti (alcuni dei quali bambini), mentre sono 150 i feriti, perché nella struttura erano ospitate centinaia di persone che avevano cercato riparo dai combattimenti nell’area. Tra le vittime anche membri dello staff Onu. Si tratta della quarta volta che una struttura delle Nazioni unite viene colpita nei combattimenti nel territorio palestinese.

Cinque palestinesi morti anche in Cisgiordania. Intanto oggi è altissima la tensione anche in Cisgiordania e a Gerusalemme est dopo gli scontri fra dimostranti e reparti dell’esercito a sud di Ramallah. Nelle ultime ventiquattro ore, dicono le autorità sanitarie locali, sono stati uccisi tre palestinesi dai soldati israeliani a Hebron e due negli scontri con i coloni a Nablus. I feriti sono oltre un centinaio. Secondo la radio militare i dimostranti, circa diecimila, hanno attaccato la scorsa notte i soldati con bottiglie incendiarie e, secondo una testimonianza, qualcuno fra di loro avrebbe anche sparato.
Sono diverse le manifestazioni in tutto il mondo contro l’attacco israeliano a Gaza. Oggi, del resto, è il giorno di Al-Quds (Gerusalemme, in arabo), la ricorrenza antisionista istituita nel 1979 dall’ayatollah iraniano Khomeini contro Israele e “l’occupazione israeliana in Palestina”. A Teheran decine di migliaia di persone hanno messo al rogo stelle di David, bandiere americane e i volti di Netanyahu e Obama, spesso ritratti con sembianze demoniache. Tensione anche a Berlino, dove a un corteo contro l’offensiva israeliana “Protective Edge” a Gaza si è unito un gruppo di neonazisti, subito cacciati da alcuni partecipanti. A Parigi, invece, la prefettura ha vietato la manifestazione pro Palestina prevista per domani, dopo i disordini e gli episodi antisemiti di qualche giorno fa.

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