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Alitalia, se salta l’intesa si va verso il baratro

Se salta questa intesa, salta la possibilità di salvezza e di sviluppo e si va verso il baratro». Ad affermarlo, in un’intervista a ‘La Repubblicà, è il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi. «L’accordo fra Alitalia e la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi -sottolinea- va fatto entro la fine della prossima settimana. Visti i 569 milioni di perdite del bilancio 2013 non c’è un minuto in più da perdere». L’accordo con Etihad, sottolinea Lupi, «continuo a credere che debba essere fatto e sono convinto che se tutti si assumeranno le proprie responsabilità sarà fatto. Ci stiamo lavorando, appunto, da sette mesi. Etihad non ha dettato ultimatum perché le condizioni stabilite e gli accordi presi sono chiarissimi, non c’è altro da aggiungere». L’unica prospettiva che abbiamo, rileva il ministro, «è racchiusa nel piano che mette in campo, nel suo complesso, un miliardo e duecento milioni di euro necessari a far ripartire non solo la compagnia, ma il Paese. Perché vorrei essere chiaro: la questione non riguarda ormai solo Alitalia, ma l’Italia intera, la sua credibilità, la sua capacità di attrarre investimenti dall’estero. È importante firmare entro la fine del mese perché poi ci saranno altri passaggi da compiere: dal via libera Antitrust alla gestione degli esuberi. L’iter è lungo e le perdite di bilancio ci dicono che non c’è più tempo da perdere».
Il referendum, sottolinea Lupi, «è valido. Onestamente trovo incomprensibile il dibattito sindacale in corso: fino ad un paio di settimane fa il comportamento delle sigle è stato assolutamente responsabile. Tutte convinte, appunto, che l’alleanza internazionale rappresenti la via d’uscita. Ora invece tutto ruota attorno alla questione della rappresentanza. Tema importante, non c’è dubbio, che merita tutto il rispetto possibile. Ma di rappresentanza si parla, in genere, ai tavoli fissati con l’azienda: qui se salta questa possibilità di accordo l’azienda rischia di non esserci più». Il prossimo referendum, aggiunge il ministro, «potrebbe essere non più sulla rappresentanza, ma sulla messa in liquidazione della compagnia. Mi domando se le sigle sindacali che contestano il risultato del voto hanno capito bene qual è la posta in gioco». Sul piatto, rileva Lupi, «si mette un aumento da 85 a 115 voli intercontinentali da Fiumicino e da 11 a 25 da Malpensa. In cambio si chiede pace sociale, assenza di contenzioso e collaborazione per riportare in pareggio i bilanci dell’azienda. Ai lavoratori vengono chiesti sacrifici è vero, ma ora il loro principale interesse è che Alitalia torni ad essere tra le prime compagnie al mondo, creando così occupazione, e non discutere di rappresentanza». Per il ministro non esiste «un piano B»: «qui c’è questo piano A, un piano di salvezza e sviluppo al di fuori del quale c’è solo il baratro ».

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