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Renzi all’attacco sulla Ue fa melina sulle nomine

I socialisti europei devono unire le forze «per fare un’Europa diversa», un’Europa «delle famiglie e del lavoro», più che «dei burocrati e delle banche». Continua a tessere la sua tela per rinsaldare l’asse dei progressisti, Matteo Renzi. Anche in vista delle nomine ai vertici Ue. E nel giorno dell’incoronazione del quarantenne Pedro Sanchez alla guida del Partito socialista spagnolo, in un messaggio video inviato a Madrid ribadisce la necessità di cambiare la rotta di un’Ue solo di «rigore e austerità». Come Manuel Valls in Francia, il nuovo segretario del Psoe Pedro Sanchez si iscrive a pieno titolo nella nuova generazione progressista che avanza in Europa. E proprio a Renzi dice di guardare come esempio di «sinistra riformista». «Ti aspetto a Roma», lo invita il premier italiano, nell’augurargli buon lavoro. Ma soprattutto Renzi gli chiede di unire le forze e assumere insieme la «grande responsabilità» di provare a «cambiare» l’Ue smettendola di parlare il linguaggio dell’austerità con le «slide dei tecnici» ma ripristinando il primato della politica contro «l’esercito dei rassegnati». In primo piano c’è l’obiettivo di dare all’Europa un passo diverso per provare a uscire dalla crisi abbracciando le bandiere del lavoro e dei diritti. Sullo sfondo c’è la partita delle nomine al vertice delle istituzioni Ue, che decideranno gli equilibri per i prossimi anni tra il partito dell’austerity e quello della flessibilità. Ieri Renzi di nomine ha parlato con il nuovo presidente della commissione, Jean Claude Juncker. Ma l’intento del premier, ribadiscono da Palazzo Chigi, è «non mettere un nome sul tavolo finchè non c’è certezza» di quale casella toccherà all’Italia. La candidata, spiegano, resta Federica Mogherini alla guida della Politica estera e di sicurezza comune. Ma il premier non vuole bruciarla e farla così «crocifiggere». La partita delle nomine, in vista del Consiglio europeo straordinario del 30 agosto, è infatti molto complicata, spiegano fonti comunitarie. Perchè il puzzle da comporre deve fare i conti con l’intreccio delle aspirazioni dei singoli stati e delle ‘famigliè progressista e popolare. E non è così scontato che alla stretta finale regga l’asse tra i leader del Pse. Il presidente francese Francois Hollande, che vede scendere le quotazioni di Moscovici alla guida degli Affari economici, potrebbe al dunque decidere di puntare proprio al posto di ‘Mr Pesc’, si ragiona. E ottenere il via libera di Angela Merkel, sul tradizionale asse tra Francia e Germania. A quel punto, viene spiegato, le cose per l’Italia si complicherebbero non poco.

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