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Obama alza la voce con Netanyahu: subito tregua incondizionata.

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha chiesto al premier israeliano Benyamin Netanyahu «un cessate il fuoco umanitario immediato e incondizionato»; è «un imperativo strategico», gli ha detto in una conversazione telefonata il cui tono, da quanto traspare dal comunicato della Casa Bianca – è stato piuttosto perentorio. Precedentemente, il governo israeliano aveva nuovamente respinto la proposta del segretario di stato Usa John Kerry per la tregua, confermando, invece, la sua adesione alla mediazione egiziana, definita «l’unica possibile». Nella telefonata, Obama ha rimarcato l’importanza di garantire una sicurezza duratura a Israele, che passa attraverso la «smilitarizzazione di Gaza» e il «disarmo dei gruppi terroristici». Ha tuttavia anche sottolineato «la necessità di stabilire un cessate il fuoco umanitario immediato, senza condizioni per arrivare a una cessazione definitiva delle ostilità», che permetta ai palestinesi della Striscia di condurre una vita normale e di avviare prospettive di sviluppo a lungo termine per Gaza. Il colloquio tra il presidente degli Stati Uniti e il premier israeliano è avvenuto al termine di giorni particolarmente tesi tra i due Paesi, in una situazione in cui – a detta di alcuni analisti – Israele si sente tradito dallo storico alleato. Sul campo, le ostilità – giunte al 20/o giorno – proseguono, ma con un’intensità ridotta, mentre i razzi continuano a cadere su Israele e la ricerca e lo smantellamento dei tunnel procede da parte dell’esercito di Israele nelle zone controllate di Gaza. Oggi Hamas e le altre fazioni palestinesi della Striscia – che ieri sera avevano respinto la decisione di Israele di prolungare fino a alle 24 di stasera la tregua chiesta dall’Onu, anche in vista della festa per la fine del Ramadan – hanno invece annunciato di voler accedere alla richiesta delle Nazioni Unite. Nell’attesa che Israele decida hanno tuttavia continuato a lanciare razzi e colpi di mortaio sulle zone sud dello stato ebraico. . A Gaza – dove il bilancio complessivo dei morti, dopo il lavoro di ricomposizione delle salme trovate sotto le macerie, è di 1031 – questa sorta di tregua non dichiarata ha permesso in ogni caso alla popolazione una boccata di ossigeno proprio in vista dell’Eid el Fitr. Il boccino delle sorti del conflitto dipende molto dalle pressioni della diplomazia e stasera Obama ha parlato chiaro, sia nei confronti di Israele che nei confronti di Hamas. In giornata anche il ministro degli esteri francese Laurent Fabius era tornato a chiedere un «reale» cessate il fuoco: «quali che siano le ragioni invocate – ha detto – niente può giustificare tali scontri sanguinosi». E da Roma papa Francesco ha invocato di nuovo «pace». Israele però ritiene di aver parlato chiaro: quella di Kerry non è la strada percorribile e – come ha incalzato il quotidiano Haaretz rivelando oggi il testo della proposta del segretario di stato – non tiene in conto la sicurezza di Israele. Ed esclude anche dal tavolo negoziale due attori importanti, l’Egitto e il leader palestinese Abu Mazen, a favore di Turchia e Qatar schierati con Hamas. «Israele – aveva detto Netanyahu stamane in un’intervista alla Cnn accusando la fazione islamica di aver violato la sua stessa dichiarazione di tregua – ha accettato 5 cessate il fuoco, incluso due per motivi umanitari che Hamas ha sempre respinto. Noi non abbiamo ripreso i combattimenti, sono stati loro a farlo. Noi prenderemo qualsiasi misura per proteggere il nostro popolo». Poi ha sottolineato che «Hamas inganna il suo popolo. Noi diciamo ai palestinesi di andarsene, Hamas dice loro di rimanere. Perchè? Hamas è responsabile di questi morti». Un giudizio condiviso anche dalla ‘colombà Tizpi Livni che ha definito «del tutto inaccettabile» la proposta di Kerry che «rafforza gli estremismi nella regione». Nell’obiettivo di proteggere Israele invocato da Netanyahu – che secondo un sondaggio ha con sè l’86,5% degli israeliani – l’esercito ha continuato anche oggi le operazioni sui tunnel (circa 30 quelli finora individuati e 2 quelli distrutti oggi). I soldati morti nei combattimenti sono arrivati a 43, più i 3 civili colpiti dai razzi o dai colpi di mortaio. Dalla mezzanotte di ieri – secondo l’esercito – i proiettili arrivati dalla Striscia sono stati 16 quasi tutti nel sud di Israele, a ridosso del confine con Gaza, ma anche a Beer Sheva. Oggi l’ambasciatore italiano Francesco Maria Talò è andato nel sud per visitare la comunità di beduini dove uno dei membri era stato ucciso da un razzo alcuni giorni fa. Gli obiettivi colpiti da Israele sono stati 20 nelle ultime ore, inclusi tunnel e punti di lancio nascosti. Nelle operazioni dell’esercito e dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interno di Israele), è stato ucciso anche un alto dirigente di Hamas.

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