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Renzi vede d’Alema. Juncker, indicate il candidato Ue

La partita a scacchi sulle nomine europee è ancora tutta aperta. In Europa sicuramente e, forse, anche in Italia. Quel che è certo è che il premier Matteo Renzi non intende scoprire le sue carte dopo l’ultimo vertice Ue, concluso senza l’attesa fumata bianca su Federica Mogherini nel ruolo di Mrs Pesc. Un tema certamente affrontato nel lungo e «cordiale» faccia a faccia con Massimo D’Alema a Palazzo Chigi. Concluso, precisano fonti di palazzo Chigi, «senza novità». Il nome dell’ex presidente del Consiglio, a fianco di quello di Letta, è già spuntato più volte nell’intricato scacchiere delle caselle europee da dividere tra i 28. E lo stesso D’Alema, una settimana dopo il vertice di luglio, è volato a Bruxelles per incontrare il neo presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Oggi ad affiancare il suo nome a quello della Mogherini è stato il capogruppo dei socialisti al Parlamento europeo, Gianni Pittella, convinto che «se qualcuno dovesse continuare questa speciosa strumentalizzazione sulla presunta incompetenza o inesperienza» di Federica Mogherini, «c’è la candidatura di D’Alema». Ma per ora Renzi tira dritto sulla sua strada: niente nomi, finchè non sarà ufficializzata la casella italiana, come ribadiscono fonti di palazzo Chigi. Per non far «crocifiggere» l’attuale ministro degli Esteri che, il premier continua a ribadirlo, «è una persona molto capace e molto brava» e «sarebbe un ottimo commissario». Ma è finita al centro di una serie di attacchi, dall’accusa di essere troppo «filorussa» a quella di essere troppo giovane e con poca esperienza, alla quale Renzi vuole ora sottrarla. Almeno finchè non sarà certo che il ruolo di ‘ministro degli Esterì dell’Europa andrà all’Italia. Anche perchè non è escluso che se Roma dovesse ottenere un’altra casella, il nome potrebbe cambiare. Procedure «troppo arzigogolate», ha detto Renzi nei giorni scorsi riferendosi a quelle europee. Mentre proprio da Bruxelles è arrivato l’invito a metterle le carte in tavola. Juncker ha infatti ‘invitatò i 28 a indicare i nomi dei loro candidati entro la fine di luglio. Un invito al quale avrebbero risposto la maggioranza delle cancellerie con lettere ufficiali, ma non l’Italia. Lo scacchiere delle nomine europee è in realtà assai più ampio, in gioco c’è il bilanciamento tra partiti, ma anche e soprattutto tra Paesi. C’è la Francia che continua a puntare all’importantissima commissione agli Affari economici, facendo storcere la bocca a Berlino. E non è escluso che se non dovesse riuscirci si potrebbe aprire la strada ad una serie di riposizionamenti che a cascata potrebbero cambiare le carte in tavola anche per l’Italia. Per questo Renzi vuole essere certo della sua casella prima di ufficializzare il suo nome. E mentre si incrociano le voci sulla possibilità che D’Alema punti più alla presidenza del Consiglio Ue che a Mr Pesc, per ora l’unico a non aver mai parlato della partita europea – almeno a microfoni aperti – resta proprio l’ex premier.

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