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IL PUNTO/ Quella battaglia senza esclusione di colpi dietro le quinte del Policlinico

Domenico Alessio

Al Policlinico Universitario Umberto I sta succedendo qualcosa di strano. Troppi segnali inducono a credere che sia in atto una battaglia senza esclusione di colpi per il controllo della ammiraglia della sanità capitolina. Le premesse ci sono tutte, il padre padrone della medicina universitaria sta per cedere scettro e trono dopo anni di governo e di potere, in autunno Luigi Frati non sarà più rettore e gli equilibri cambieranno. Reggerà la sua rete anche dopo la sua uscita di scena? Certo è che Frati sta facendo di tutto per prolungare la sua influenza su quella che considera una sua creatura (prima come preside onnipotente poi come Magnifico). Altri tuttavia stanno sgomitando per occupare gli spazi o per salvare la propria autonomia dopo il diluvio. Domenico Alessio tiene duro nel fortino assediato, non si è mai capito da che parte voglia andare il direttore generale del Policlinico, certo è che dopo lo sfarinamento del suo partito di riferimento (Cesa, Udc, è il suo faro) deve cavarsela da solo. Zingaretti preme per sfondare le difese e dilagare, promette soldi, apre e riapre reparti, gioca sugli appalti e chiude un occhio sulle cose che non vanno; ma gli “altri”, il centro destra, che nell’Umberto I hanno una solida base elettorale, stanno trattando senza sosta. Non è un caso che i media tengano l’ospedale nel mirino, droga, traffico di farmaci, inchieste. Non basta la risposta di Alessio che sta cercando di blindare la struttura mettendo telecamere ovunque, ci vuole altro. La sua fedelissima Marta Branca, direttore amministrativo paracadutato due estati fa nel giro di 24 ore da poltrona analoga del S.Filippo Neri ha lasciato inopinatamente l’incarico. Quel posto serve ad altro, è una merce di scambio, non si sa a chi verrà assegnata. In questo contesto di estrema tensione ogni notizia, ogni soffiata diventa un ciclone equatoriale. Come quella che riguarda una lunga guerra senza quartiere tra le figure apicali del Policlinico e un leader sindacale interno, il dottor Antonio Sili Cavalli. Il conflitto lo ha ereditato anche Alessio, che al primo contrasto allontana, denuncia e querela. Ha spesso ragione, talvolta intimidisce. L’attuale Dg è uno muscolare, insomma, e alla fine si è liberato dell’avversario. Ma una lunga, velenosa coda polemica continua a rendere incandescente il clima del Policlinico, una coda di comunicati talvolta indecifrabili per i media. Inutile cercare di leggere tra le righe, di interpretare. Scegliamo una strada asettica, riportiamo i documenti (i comunicati e le dichiarazioni) in sequenza. Che ognuno valuti per se e giudichi. E non dimentichi lo sfondo. Il Policlinico. C’è di mezzo la sanità, la salute dei cittadini.
ASSOTUTELA/ Siamo venuti a conoscenza che il dottor Antonio Sili Scavalli ha riportato una condanna penale con rito abbreviato a quatto mesi di reclusione, per violenza privata nei confronti del direttore generale Domenico Alessio”. Lo dichiara in una nota il presidente di Assotutela, Michel Emi Maritato. “Considerata la gravità dei fatti accertati e Policlinico Umberto I una condanna penale senza conseguenza, chiedo al direttore generale del nosocomio universitario come mai lo stesso Sili Scavalli ancora non è stato allontanato dal Policlinico – prosegue Maritato -. Cosa si cela dietro?- Tuona il presidente di Assotutela, che conclude: – Nel pubblico interesse e per la legittimità delle procedure si chiede al direttore generale Domenico Alessio quali provvedimenti conseguenti a tale sentenza siano stati adottati. Diversamente aspettiamo una smentita pubblica”.
AGENPARL– Riceviamo e pubblichiamo la richiesta di precisazione del 29 luglio 2014 dal titolo“Sanità Lazio: Assotutela doveroso allontanare dal Policlinico chi è condannato”, a firma del dottore Antonio Sili Scavalli dirigente sindacale della Fials Confsal e dell’Anpo, Ascoti-Fials Medici per l’azienda Policlinico Umberto I.
Il sottoscritto, dottor Antonio Sili Scavalli, dirigente sindacale dell’O.S. Fials e dell’O.S. Anpo-Ascoti-Fials Medici per l’Azienda Policlinico Umberto I, ha letto le dichiarazioni fatte dal Presidente di Assotutela Michel Emi Maritato, in merito alla vicenda penale che lo riguarda. In particolare il Presidente di Assotutela ha dichiarato:<<”Considerata la gravità dei fatti accertati e Policlinico Umberto I una condanna penale senza conseguenza, >>, per cui lo scrivente Lo invita a chiarire quale sia la gravità dei fatti accertati. Nella Sentenza Penale n. 144/2014 si legge testualmente a pag. 9:<<”nel valutare le esposte risultanze, va subito evidenziato, in diritto, in merito alla contestazione elevata dal P.M., che certamente l’imputato rivestiva la qualità di pubblico ufficiale operando come medico del Policlinico e ricercatore universitario, ma i fatti non sono inquadrabili in un abuso di dette qualità, né in un abuso delle funzioni ad esse riconnesse”>>, conseguentemente è la stessa sentenza, cui fa riferimento il Presidente di Assotutela, che esclude nei fatti oggetto di quel procedimento un abuso delle attività di medico e di ricercatore, ovvero delle funzioni ad esse riconnesse, accertando l’estraneità di quei fatti all’attività lavorativa dello scrivente. E’ a tutti noto l’esistenza di un vasto contenzioso giudiziario tra il sottoscritto ricercatore medico e dirigente sindacale e l’attuale direttore generale dell’Azienda Policlinico Umberto I, dott. Domenico Alessio. Mi sembra singolare che un’associazione di consumatori chieda ad una delle parti in causa di adottare ulteriori iniziative in danno dell’altra. E’ vero che sono stato condannato in primo grado per il reato di tentata violenza privata, sentenza di primo grado peraltro già appellata, ma è vero altresì che il dott. Alessio è a tutt’oggi imputato per ingiuria e diffamazione nei miei confronti con riferimento ad accadimenti svoltisi nel medesimo periodo. Ovviamente sarà la Magistratura ad appurare all’esito dei vari gradi di giudizio chi abbia torto e chi abbia ragione. Malgrado la sproporzione di mezzi ritengo sia giusto condurre fino in fondo le battaglie in cui ho sempre creduto a tutela della legalità, della salute e della sicurezza degli utenti e dei dipendenti del Policlinico Umberto I.”
LA DIREZIONE DEL POLICLINICO/ In relazione alla nota AgenParl del 29 luglio u.s. dal titolo “Sanità Lazio: Assotutela, doveroso allontanare dal Policlinico chi è condannato” ed in riferimento alla replica del Dr. A. Sili Scavalli, pubblicata in data 30 luglio 2014, tengo a precisare che lo stesso è stato sospeso, da questa Direzione, dall’attività assistenziale e allontanato dal Policlinico Umberto I in data 30 agosto 2013. Tale provvedimento è stato impugnato dal Sili Scavalli e rigettato dal Giudice con sentenza ampiamente motivata e condanna alle spese di giudizio. La condanna penale intervenuta in data 22 gennaio 2014, essendo il Dr. Sili Scavalli dipendente universitario, è stata trasmessa per competenza alla Sapienza, Università di Roma, unico soggetto titolare di potere disciplinare. Lo riferisce in una nota l’ufficio stampa e comunicazione.
ASSOTUTELA/ “AssoTutela è un’associazione che si batte e si è sempre battuta per la trasparenza, la legalità, la tutela dei diritti e la garanzia dell’interesse pubblico sopra ogni altra cosa”. Lo dichiara il presidente Michel Emi Maritato. “Non passa giorno senza che il nostro intervento si faccia sentire, quando occorre anche in modo pesante, nell’ambito dei servizi pubblici, specie nella sanità. Per questo restiamo stupiti di fronte alla scomposta reazione del medico/sindacalista Fials Confsal Antonio Sili Scavalli, in forza al Policlinico Umberto I, con una condanna penale alle spalle a quattro mesi di reclusione, per violenza privata nei confronti del direttore generale dell’ospedale, che ci accusa di aver preso le parti del vertice aziendale. Non vorremmo entrare nel merito della vicenda – chiarisce Maritato – non siamo certo interessati a sostenere una parte contro l’altra,anzi una parte e’ stata censurata per non aver allonato l’altra. Riteniamo però, per la serenità dell’ambiente e in attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda, che sarebbe stato corretto allontanare il professionista dalla struttura, così come facciamo in qualsiasi altra analoga situazione e, se il dottore avrà la pazienza di frugare nei nostri archivi si renderà sicuramente conto di quanto andiamo affermando. Sappia ancora Sili Scavalli – precisa Maritato – che riferirsi alla gravità dei fatti, significa semplicemente fare riferimento alla sentenza decretata dal Tribunale, senza ricercare reconditi significati, la dietrologia non è il nostro mestiere né ci interessa sparare accuse personali. Noi, la coscienza l’abbiamo pulita”.

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