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RIFORME/ Il governo tenta la mediazione, l’opposizione abbandona l’aula

Ancora una giornata ad alta tensione in Senato dove si discute il ddl Boschi che riforma la seconda parte della Costituzione. Il dibattito in Aula, seppur a rilento, va avanti e l’Assemblea è arrivata a discutere gli emendamenti relativi all’articolo 2: ancora una volta applicata la tecnica del ‘canguro’ che ha permesso di far decadere altri 1300 emendamenti.E all’orizzonte c’è un nuovo incontro tra il premier Renzi e Silvio Berlusconi, che dovrebbe tenersi la settimana prossima “per fare un check sullo stato di salute dell’accordo”, come spiegato dal capogruppo di Forza Italia al Senato Paolo Romani.Ma si lavora per porre fine al muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Il premier Matteo Renzi ha ricevuto a palazzo Chigi i capigruppo della maggioranza al Senato. L’obiettivo è quello di chiudere le votazioni sull’art.2 entro stanotte e arrivare al varo definitivo entro l’8 agosto. Renzi avrebbe concordato con i capigruppo di maggioranza di aprire a modifiche sull’immunità e sulla platea per eleggere il Capo dello Stato, purché le opposizioni pongano fine all’ostruzionismo.

“Le riforma stanno andando avanti e sono molto soddisfatto e spero che il clima di dialogo consenta di recuperare e duri anche la prossima settimana che sarà conclusiva” ha affermato il premier in una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

Il ministro Boschi ha incontrato i capogruppo di Sel e Lega e ha avuto un contatto via sms con i Cinque Stelle per verificare la disponibilità delle opposizioni. La Lega, che non sta partecipando ai lavori, resta però sulle barricate: “Se questo è il nuovo Senato meglio abolirlo” dice il capogruppo Centinaio, che ha aggiunto: “Finalmente, dopo 17 giorni, hanno letto le nostre dieci proposte. Nei prossimi giorni ci daranno risposte concrete”.

Dopo la bagarre di ieri in Aula, con la senatrice Ncd Laura Bianconi portata in ospedale per un infortunio alla spalla (foto), la mattinata ha visto una nuova protesta delle opposizioni che hanno contestato il presidente del Senato Pietro Grasso, colpevole di non aver assegnato loro tempo per intervenire in Aula. Lega, Sel e M5s hanno così deciso di abbandonare i lavori, lasciando i loro banchi vuoti. Lo stesso Grasso ha poi effettuato una mediazione e convinto le opposizioni a rientrare. Invito accolto da M5s e Sel, ma non dalla Lega Nord. Successivamente il M5s ha nuovamente abbandonato l’Aula poiché il ministro per le Riforme Boschi si sarebbe rifiutato di incontrare i senatori pentastellati. “Non parteciperemo mai più ai lavori sul ddl riforme” ha annunciato il capogruppo Petrocelli, che però ha specificato che non si tratta di un nuovo Aventino.

In Aula è arrivata l’importante apertura del ministro Maria Elena Boschi, che ha dichiarato la disponibilità “a un dialogo e a un confronto su alcuni temi rimasti aperti”. “Con l’impegno di tutti – ha specificato – di proseguire poi i lavori con questa serenità”. L’obiettivo, come auspicato da alcuni senatori come il ‘dissidente’ dem Walter Tocci e Pierferdinando Casini, è quello di trovare una mediazione su alcuni temi, quelli he vanno dall’articolo 3 all’articolo 40 e principalmente incentrati su strumenti di democrazia diretta (referendum e leggi di iniziativa popolare) e ampliamento della platea per l’elezione del presidente della Repubblica. Per Sel si tratta “di un primo segnale di disponibilità da parte del Governo” e si dicono aperti al confronto.
Appena cominciata la nuova gioranata di lavori, Grasso ha nuovamente stigmatizzato quelle che ha definito “condotte del tutto inaccettabili” che vanno “contro il decoro, minano la dignità” e sono “lesive” del Senato. Il presidente ha annunciato che il consiglio di presidenza ha “stigmatizzato e censurato” il comportamento di diversi senatori della Lega, a partire dal capogruppo, Gian Marco Centinaio. “Simili comportamenti – ha aggiunto Grasso – non saranno più consentiti”. E annuncia un’istruttoria sui fatti di ieri. I senatori questori individueranno le responsabilità dei singoli e irrogheranno “le più gravi sanzioni” previste dall’articolo 67 del regolamento.
Grasso ha annunciato la linea dura contro chi contesterà il suo operato: “Ho tollerato fin troppo, la mia gestione sarà giudicata non certo con queste modalità. Non accetto più allusioni alla conduzione della presidenza, da parte di chiunque”. E ha aggiunto: “Al primo accenno, farò un richiamo all’ordine, cui ne seguiranno altri, dopo di che ci sarà l’espulsione dall’aula”.

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