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TEATRO/ A Roma Galatea Ranzi in “Fedra, diritto all’amore”

Il 6 agosto alle 21.30 a Roma presso i Giardini della Filarmonica (Via Flaminia 118) a conclusione della XXI Edizione de ‘I solisti del Teatrò andrà in scena «Fedra. Diritto all’amore», produzione del Festival dell’Eccellenza al Femminile – Compagnia Schegge del Mediterraneo con la regia di Consuelo Barilari e il testo originale di Eva Cantarella. A interpretare il ruolo di Fedra sarà la straordinaria Galatea Ranzi (Premio Eleonora Duse 2012). «La Nuova Fedra nella trasfigurazione della morte – scrive Consuelo Barilari – diventa simbolo della libertà e paladina del Diritto universale all’Amore. Ella nasce dal cambiamento, ovvero dalle ceneri della Fedra prigioniera della classicità. Il risultato è un’operazione molto attuale. Nel tentativo di visualizzare emotivamente l’interiorità dell’eroina tragica di Euripide, si raccolgono i retaggi della più moderna visione poetica della classicità. La tecnica delle proiezioni e del multimediale supporta la drammaturgia del testo classico con un nuovo livello di linguaggio che si intreccia e si compenetra con la parola». Ispirandosi all’atmosfera «noir» del film Phedra di Jules Dassin (1961) lo spettacolo rompe lo schema temporale della storia, e la scena si apre quando il fatto è già avvenuto. Ippolito è appena morto in un brutale incidente di macchina e scomparso tra i flutti dell’oceano e Fedra rivive un tormentato flash-back di tutta la vicenda, prigioniera di uno spazio scenico delimitato da due grandi thulle, una «quarta parete» sul boccascena e un fondale, che l’avvolgono in un ambiente essenziale costruito da immagini filmiche, video scenografie, «emotional video» in sovrapposizioni visive e sonore che si fondono con la recitazione con effetti multimediali. La recitazione è cinematografica, Fedra si muove in un «campo medio», dove l’azione e il dramma sono sempre al centro dell’attenzione, di fronte a un terzo occhio, quasi una immaginaria video camera fissa che la spia costantemente, anche nelle emozioni più profonde mentre l’ambiente è relegato al ruolo di sfondo. Solo un grande oggetto, una sorta di installazione, sta al centro della scena. Fedra intravede attorno a sé i fantasmi dei personaggi del dramma, e confonde la propria immagine con se stessa nel gioco di luci e ombre, in continuo scambio tra Mito, contemporaneità e altro reale.

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