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Day after a Refrontolo, sotto accusa le colline del prosecco

Day after di dolore e di polemiche nella Marca Trevigiana dove la tragedia di Refrontolo ha lasciato il segno. Si piangono i quattro morti e si cercano le cause del disastro. Si tagliano i boschi per dare spazio ai vigneti del prosecco (produzione principe dell’area) alterando equilibri idrogeologici fondamentali? Qualcuno lo ha detto con asprezza, le fonti ufficiali frenano,il governatore del Veneto Zaia esclude con decisione. Delle cinque persone ferite ricoverate negli ospedali tre sono state dimesse mentre le due più gravi, ricoverate all’ospedale di Treviso, si trovano nel reparto di terapia intensiva con lesioni ortopediche. La prognosi rimane per entrambi riservata ma, per almeno uno di essi, è escluso il pericolo di vita. I Vigili del fuoco hanno mantenuto nella notte un presidio precauzionale, rimasto inattivo, e nella giornata proseguiranno la loro opera sostanzialmente con la ripulitura dell’alveo del Lierza dal materiale ingombrante trascinato dalla piena, in larga misura consistente in piante sradicate o parti di esse.
Dopo le diverse considerazioni tecniche sulle possibili cause dell’evento, quella nettamente prevalente sembra convergere sulla pura fatalità, ossia sulla coincidenza di intense precipitazioni molto localizzate nelle aree di alimentazione dei vari piccoli affluenti del torrente esondato, e questo senza che una sola goccia di pioggia, al contrario, sia caduta nel centro del capoluogo di Refrontolo. In giornata la Protezione civile affronterà una mappatura sistematica dei territori di questo ed altri tre comuni contigui – Cison di Valmarino, Tarzo e Follina – nei quali, complessivamente, sono state contate oltre 50 frane di modesta dimensione, molte delle quali cadute sulla viabilità ordinaria ormai già ripristinata all’80%. A destare qualche preoccupazione sono anche alcuni piccoli ponti sulla viabilità comunale minore.
Zaia. «Per mettere in sicurezza il Veneto servono due miliardi. Ci vuole un piano Marshall. È dal 2010 che lo chiediamo al governo, ma non è successo nulla. La tragedia di ieri, però, non c’entra con il dissesto idrogeologico». Il governatore del Veneto Luca Zaia non ci sta a finire sul banco degli imputati per la bomba d’acqua nel Trevigiano: «Siamo tutti bravi a fare tanti discorsi quando capitano queste cose – dice – ma quando si tratta di investire i soldi non arrivano mai. Si è trattato di una bomba d’acqua spaventosa, che ha scaricato una massa impressionante sul torrente Lierza, che scorre accanto all’antico Molinetto della Croda. L’area dove le quattro vittime stavano cenando è disabitata. Non c’è stata alcuna cementificazione. È una zona incontaminata che abbiamo chiesto all’Unesco di proclamare patrimonio dell’umanità», spiega Zaia, che nega eventuali responsabilità dei vitigni: «Quell’alveo non è stato mai toccato dall’uomo, non ha nemmeno gli argini. Anche quei vigneti sono storici, ma ci sono più boschi che vigneti. Tanto che in quella zona non c’è mai stata una frana. Chi dice queste cose non conosce il Veneto. Le acque dei fiumi scorrono sul piano di campagna. I nostri colli sono fragili perché di formazione morenica. La cementificazione la troviamo a valle, non sui colli del prosecco», prosegue Zaia. «Abbiamo centinaia di chilometri di argini vecchi su cui fare manutenzione, ma per farla abbiamo bisogno di risorse. Nel 2010 l’acqua ne ha sfondati 32. Il governo deve metterci i soldi. Finora abbiamo ricevuto solo 300 milioni del governo Berlusconi per l’alluvione del 2010».

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