| categoria: politica

Riforme al primo giro di boa, la partita si sposta sull’Italicum

Si avvicina al traguardo la maratona sulle riforme. L’Aula di Palazzo Madama licenzia infatti una nuova, consistente, fetta di articoli del ddl e con un unico brivido: il voto segreto, l’ultimo previsto, sull’emendamento Casson che restituiva al Senato dei 100 il potere di concedere amnistia e indulto. Emendamento che è stato bocciato per soli due voti. Matteo Renzi saluterà l’accelerazione presentandosi alla Camera Alta giovedì per accompagnare idealmente questo primo giro di boa della lunga partita costituzionale. E intanto lavora per stringere sulle modifiche alla legge elettorale: oggi il premier ha ascoltato, di persona, le richieste del suo alleato di governo Angelino Alfano mentre domani, nell’atteso incontro con Silvio Berlusconi, i contraenti del Patto del Nazareno porranno il sigillo sul ‘nuovò Italicum. I binari su cui Renzi si accinge ad incassare l’ok al ddl prima della pausa estiva – che potrebbe giungere tra giovedì sera e venerdì mattina – restano quindi due: la discussione a Palazzo Madama, con un accordo sui punti chiave che escluda il rischio di una nuova battaglia in Aula, e la modifiche all’Italicum, alle quali gli ‘sherpà del premier e del Cav stanno lavorando con impegno in queste ore. Il presidente del Consiglio ostenta ottimismo sulla legge elettorale e fa sapere, appunto, che giovedì verrà al Senato per suggellare un successo che, solo la settimana scorsa, sembrava lontano: «chi avrebbe pensato 20 giorni fa che ci sarebbe stato un Senato con più poteri alle Regioni e una politica meno costosa e meno persone che fanno politica?». Restano, tuttavia, alcuni nodi, ai quali Renzi è tornato a lavorare anche per ‘spegnerè i malumori dei partiti minori, a cominciare dagli alleati di Ncd. Oggi il premier, in un lungo confronto con Alfano, ha affrontato i due punti più spinosi: soglie e preferenze. E se sul primo l’apertura del governo è ormai assodata, con l’abbassamento di quelle di sbarramento almeno al 4% e l’innalzamento di quella per il premio di maggioranza, è sulle preferenze che la trattativa risulta più difficile. Ncd le chiede, ma all’incontro tra Renzi e Alfano oggi c’era un convitato di pietra, il Cavaliere, che non le ha mai amate. È probabile, perciò, domani Renzi e l’ex premier saldino il punto di caduta soprattutto sulle soglie mentre sulle preferenze e sulla mediazione dei capilista bloccati restano diversi dubbi. Intanto, al Senato, viaggia spedito il ddl Boschi, grazie anche alla decisione – dei relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli – di rinviare a domani gli articoli più delicati, relativi a leggi di iniziativa popolare, referendum, platea per l’elezione del Capo dello Stato, funzioni legislative del Senato. Punti sui quali questa sera i relatori saranno chiamati a trovare una riformulazione che non scontenti troppo opposizioni e dissidenti interni e per arrivare così in Aula con una nuova proposta. Mentre oggi il dibattito, complice anche il prolungato Aventino del M5S, con lega che invece è rientrata, ha permesso di mettere altri paletti al disegno del Senato dei 100 e non solo, con l’ok dell’Assemblea, ad esempio, allo stop ai dl omnibus, iper-utilizzati negli ultimi tempi. Il futuro Senato, inoltre, non potrà deliberare lo stato di guerra, e potrà disporre inchieste parlamentari solo in merito alle autonomie territoriali. Reste appannaggio della Camera, invece, il potere di amnistia e indulto, al centro dell’emendamento Casson. Il governo, a dispetto dell’emendamento che dava al Senato poteri sui temi eticamente sensibili sui quali è andato sotto, si è rimesso all’Aula e la maggioranza, per soli 2 voti e con l’assenza, fortuita, di tre dissidenti Pd, ha avuto la meglio. L’articolo 18, nonostante il rientro dei 5S in Aula, è stato così mantenuto e un ulteriore sasso è stato divelto dal binario delle riforme.

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