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CIVITAVECCHIA/ Il pasticcio dell’emergenza idrica rischia di costare caro alla giunta grillina

Civitavecchia, l'ospedale S.Paolo

Il pasticcio dell’emergenza idrica a Civitavecchia rischia di costare caro alla giunta grillina. Non si capisce bene fino a che punto il problema sia effettivamente rientrato, è polemica su tutta la linea, tempistica, analisi, conseguenze. Ricostruiamo. Il primo di agosto il Comune avverte la cittadinanza circa la non potabilità dell’acqua a causa della presenza di batteri coliformi, conta colonie ed escherichia coli nei campioni prelevati. È subito polemica tra le forze politiche che accusano l’Amministrazione di aver comunicato l’emergenza in ritardo. Pronta la replica del Pincio che puntualizza di aver emesso tempestivamente l’ordinanza e contestualmente alla consegna dei risultati del campionamento, effettuato dalla società Labservice srl in data 18 luglio 2014.
Ulteriori analisi condotte dalla ASL il giorno 4 agosto confermano che “l’ordinanza di non potabilità è stata emessa per la rilevazione di colonie di batteri nei campioni prelevati in data 18 luglio 2014. L’inquinamento quindi è di tipo biologico e non chimico. In presenza di inquinamento biologico la popolazione generale può usare l’acqua a scopi di igiene personale: doccia, pulizia del corpo, bagno etc. tranne l’igiene della bocca e dei denti (possibile previa bollitura di 15 minuti). Per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua in cucina, per esempio preparazione della pasta o di altri alimenti, è possibile utilizzarla previa bollitura di almeno 15 minuti. La bollitura di almeno 15 minuti è necessaria anche per il lavaggio di verdura, ortaggi e frutta. Naturalmente l’acqua inquinata biologicamente non si può bere”. Nella stessa occasione il Comune annuncia immediati accertamenti su eventuali responsabilità oggettive riguardo il ritardo con il quale le analisi dell’acqua sono state consegnate e di afferma di voler presentare una denuncia presso la Procura della Repubblica contro ignoti per aver generato nella popolazione “un ingiustificato e generale allarmismo”.
Il giorno 5 agosto tutto rientra nella norma e l’acqua torna potabile. Una nota comunale critica pesantemente la società Labservice e l’inammissibile ritardo con cui i risultati delle analisi, già pronti dal 24 luglio, sono stati trasmessi all’Amministrazione. Lo scandalo, però, colpisce l’Ospedale S.Paolo dove, all’indomani dell’ordinanza di non potabilità, sarebbero stati svuotati tutti i serbatoi idrici della struttura: questo ha comportato il trasporto tramite autobotti di 120 metri cubi d’acqua solo nel week end tra sabato 2 e domenica 3 agosto, togliendo il prezioso bene pubblico ad altri servizi e con costi elevati e a carico dei contribuenti. L’Amministrazione, pertanto, ha chiesto alla ASL “se tale provvedimento sia stato deciso nel contesto di una procedura aziendale codificata o se sia stato frutto dell’iniziativa personale del direttore sanitario Carbone”, mentre ci si chiede anche perché Carbone non si sia limitato ad emettere a sua volta un’ordinanza di non potabilità, visto che l’acqua rimaneva comunque utilizzabile per l’igiene personale. Il secondo aspetto è che nello stesso fine settimana, sarebbero stati utilizzati circa 120 mila litri d’acqua per un totale di 180 posti letto, un consumo spropositato rispetto al numero dei pazienti tanto che l’Amministrazione “ha deciso di monitorare stabilmente i consumi delle grandi utenze cittadine, per assumere i provvedimenti del caso”.
Una serie di precisazioni emanate nei giorni scorsi dal Pincio fanno capire che l’Amministrazione intende sostituire il laboratorio addetto alle analisi di cui sopra (visto che, ad oggi, non sono ancora state fornite valide motivazioni per giustificare quel ritardo) oltre ad indagare sugli sprechi che si sono verificati in seno alla struttura ospedaliera cittadina. L’acqua è risultata positiva solo alla presenza di batteri coliformi e non vi è traccia alcuna dei cosiddetti metalli pesanti.
Infine “l’Amministrazione ribadisce che la presenza di colibatteri nella rete idrica cittadina è un evento raro e da ricondurre all’effetto delle forti precipitazioni nei giorni compresi tra il 15 ed il 18 luglio oltre alle cattive condizioni di manutenzione del bacino di Montanciano, la cui bonifica rappresenta uno degli interventi a più alta priorità da parte del Comune”; motivo per cui le analisi condotte dalla ASL il giorno 9 luglio (e quindi precedenti a quelle del 18 luglio) sono risultate in ordine.
Sulla questione picchia duro l’esponente del Partito Democratico Fabio Angeloni, secondo il quale ci sarebbero tutti i presupposti per una class action per danni alla salute, accusando il M5S di non aver pubblicato nulla sul proprio sito e difendendo il direttore dell’ospedale per aver compiuto l’unico gesto ragionevole per la difesa dell’igiene e della salute pubblica. Intanto anche il Codacons fa sapere di aver intrapreso delle azioni per la riduzione della tariffa, criticando fortemente l’Amministrazione per non aver sufficientemente “pubblicizzato” la problematica.
P. L.

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