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Con l’ok alle riforme scompare il Cnel, finiscono in archivio 50 anni di attività

Più di cinquant’anni di attività che presto saranno archiviati. Con il primo via libera del Senato alle riforme costituzionali arriva infatti l’ok alla cancellazione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, il ‘primo della listà tra gli enti inutili che il premier Matteo Renzi aveva annunciato di voler abolire fin dal suo insediamento. «L’abolizione del Cnel è l’antipasto della semplificazione che arriverà della P.A.» aveva detto il premier in più occasioni, sottolineando che il Consiglio, organo costituzionale previsto dall’articolo 99 della Carta e istituito con legge del 1957, «è stata un’occasione persa». Nel corso di oltre cinque decenni, dal palazzo neo-barocco al centro di Villa Borghese, sono stati prodotti, come si legge sul portale, 96 pareri, 350 testi di osservazioni e proposte, 270 rapporti e studi, 90 relazioni, 20 protocolli e collaborazioni istituzionali, e 14 disegni di legge (nessuna proposta però, è mai stata convertita). Il Cnel, come stabilito dalla Costituzione, è composto da 64 consiglieri, esperti economici e rappresentanti delle parti sociali (tra cui figurano attualmente anche i segretari generali di Cisl e Uil Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti), e, nelle intenzioni, doveva essere un organo di consulenza per governo, Camere e Regioni. L’ultimo, e attuale, presidente del Cnel, in carica dal 2005, è Antonio Marzano, (che è stato anche ministro delle Attività produttive nel governo Berlusconi 2001-2005), circa 187mila euro di stipendio, «rideterminato», come si legge sempre sul sito del Cnel, dopo l’introduzione del tetto agli stipendi di manager e dirigenti pubblici. Lo stesso Marzano, quando si era concretizzata l’ipotesi di cancellazione dell’ente, si era ribellato alle critiche che si erano abbattute sul Cnel: «È ingeneroso e da poco informati dire che non si lavora abbastanza – aveva sottolineato, ricordando che l’istituto »nasce come organo di concertazione e se il presidente del consiglio« Renzi »ritiene che la concertazione sia alla fine allora è evidente che il Cnel non debba più svolgere questa funzione«.

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