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IL PUNTO/ Turismo a Venezia, una risorsa?

di Maurizio Del Maschio
Tutti pensano che i Veneziani, quanto meno la maggior parte di essi, vivano di turismo. Nulla di più sbagliato. A ben guardare, le statistiche sulla composizione dei residenti della città lagunare sfatano luoghi comuni radicati. La stragrande maggioranza dei cittadini della Serenissima non ha interessi diretti nelle attività turistiche. Moltissimi sono i pensionati. Del resto, con l’età media dei Veneziani, c’era da aspettarselo. I giovani sono espulsi a causa dell’elevato costo della vita che sovente non consente la residenza neppure a coppie in cui entrambi lavorano. Vi sono, poi, molti professionisti (avvocati, commercialisti, medici, ingegneri, architetti…), commercianti (in via di estinzione),
impiegati e operai. Pochi sono i residenti che vivono di turismo. Infatti, la maggior parte di coloro che operano in tale settore, non risiede in laguna e una buona parte addirittura risiede fuori comune. Per contro, il turismo impazza. Nel 2013 si sono registrati oltre 34 milioni di presenze, secondo l’APT locale, a fronte di una popolazione di meno di 60 mila residenti. Il turismo, negli ultimi sessant’anni è radicalmente mutato, non solo nelle proporzioni, ma pure nella tipologia. Infatti, ci si aspetterebbe che i musei vengano presi d’assalto, che l’offerta culturale sia insufficiente a soddisfare la domanda di conoscenza. Nulla di tutto ciò. Il museo più visitato degli oltre 40 presenti in città è il Palazzo dei Dogi che occupa il trentaseiesimo posto nella graduatoria mondiale con circa 1 milione e 300 mila visitatori nel 2011. Oggi le cose non sono mutate molto. Colpa di chi li gestisce? Non sanno pubblicizzarli a sufficienza? Ci possono stare anche queste cause, ma non possono certo essere le uniche a fronte di una vera invasione di cavallette che letteralmente consuma ogni anno la città. Il turismo a Venezia ha subito un mutamento radicale negli ultimi cinquant’anni. Aumentato a
dismisura in quantità, è scaduto in qualità. Eppure, i biglietti di ingresso nei musei, pubblici e privati, non si discostano molto da quelli di altre città del mondo turisticamente appetibili come Parigi, Londra, New York, ecc. ma il numero degli ingressi non è paragonabile. Ciò è segno che l’interesse culturale per Venezia è di gran lunga inferiore all’attrazione esercitata dal suo fascino di città unica al mondo, dove non esistono automobili, dove si cammina a piedi o su imbarcazioni pubbliche o private, dove non si respira l’inquinamento da autotrazione, dove le vie e le piazze tipiche delle altre città sono sostituite da calli, salizade, pasine, rii terà, campi, campielli e corti. In genere, ci si accontenta del romanticismo delle gondole, del Ponte dei Sospiri o di quello di Rialto o dell’Accademia, oggi deturpato dalla moda dei lucchetti che stanno riempiendone i corrimano. Tutti percepiscono la bellezza straordinaria di questa città, ma pochi conoscono la storia della sua straordinaria formazione. Ancor meno si conoscono, sia pure a grandi linee, le vicende che l’hanno resa una grande potenza europea e mediterranea che ha calcato la ribalta della storia per millecento anni, dando vita allo Stato più longevo nella storia dell’umanità.
Gli effetti di tanta ignoranza si vedono, si sperimentano ogni giorno nella mancanza di rispetto per tanta singolarità. Bottiglie e lattine vuote, residui di pasti consumati ovunque, nelle calli, sui ponti, con la produzione di una quantità di immondizia i cui costi di smaltimento sono sopportati in massima parte dai residenti. Persino in Piazza San Marco si è reso necessario intensificare la sorveglianza per impedire che si formino bivacchi e luoghi dove schiacciare un sonnellino, magari in Basilica di San Marco, perché camminare stanca e il clima estivo non è certo gradevole. Per non parlare dei mezzi pubblici perennemente ritardatari per le enormi masse di utenti e perché devono dare la precedenza alle gondole che, guarda caso, si concentrano proprio in prossimità della fermate di maggior affluenza. Neppure i posti riservati ad invalidi e anziani sono disponibili e si utilizzano i posti a sedere per sistemare enormi bagagli. Il turismo crocieristico ha fatto il resto.
È auspicabile che l’amministrazione che verrà sia formata da persone che hanno a cuore le sorti di questa città, umiliata e trascurata da amministratori che si sono rivelati indifferenti di fonte ad un fenomeno che andava gestito con maggiore rispetto per Venezia. I suoi superstiti residenti hanno finora resistito ad una cinica ed indifferente politica che non saputo frenare l’espulsione di cittadini e attività economiche.

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