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Italicum, manovre su preferenze. Renzi in campo

Il Senato, appena uscito dallo scontro sulla riforma costituzionale, alla ripresa dei lavori, si dedicherà alla legge elettorale. Sul testo dell’ Italicum, uscito dalla Camera, si accenderà la battaglia e molti scomettono che verrà cambiato. Del resto è lo stesso Renzi ad aprire su possibili cambiamenti viste le polemiche, fuori e dentro la maggioranza, che hanno accompagnato il patto del Nazareno con Berlusconi. Cancellazione delle liste bloccate, introdotte a suo tempo dal Porcellum, revisione delle soglie d’ingresso (considerate troppo alte) e della soglia per il premio di maggioranza (considerata troppo bassa) sono le richieste che accomunano, nella maggioranza Ncd, centristi di Scelta Civica e dei Popolari e quella parte del Pd che fa capo a Vannino Chiti e a Pierluigi Bersani, mentre nell’ opposizione il fronte pro preferenze raccoglie Sel, M5S e Lega. Viste le forze in campo il fronte dei partiti o dei gruppi parlamentari che chiedono esplicitamente di cambiare l’Italicum può contare, al momento, su circa 140 senatori, compresi quelli del gruppo Misto e delle Autonomie. A questi andrebbero però sommati i vari dissidenti e frondisti del Pd e di Forza Italia. Insomma l’obiettivo di arrivare a quota 160 e conquistare la maggioranza in aula potrebbe essere a portata di mano. Per evitare rischi, Renzi ha già cominciato a ragionare sulle possibili soluzioni. «O facciamo i collegi, uninominali o plurinominali piccolini, dove vedo in faccia il candidato, o mettiamo le preferenze. Questa discussione è all’attenzione del Parlamento e troveremo una soluzione», dice nella sua intervista a Millennium. Renzi non considera le preferenze un sinonimo di corruzione (lo ha ripetuto anche nell’intervista a Meillennium), ma di fronte all’ostilità di Berlusconi deve ragionare su una soluzione alternativa. Potrebbe venirgli utile l’ipotesi di mediazione lanciata dal suo fedelissimo Roberto Giachetti insieme all’esponente di Scelta Civica Benedetto Della Vedova: «Per superare le liste bloccate non bisogna per forza ritornare al voto di preferenza» sostengono i due esponenti politici, che in un intervento sul Sole 24 ore presentano una proposta basata sul ritorno ai collegi uninominali e al mantenimento delle liste bloccate solo per l’assegnazione di un piccolo numero di seggi. Nel frattempo il «partito» favorevole alle preferenze affila le armi. La minoranza Pd si mostra sicura del fatto suo. Spiega Miguel Gotor, bersaniano: «Renzi ora va aiutato nel suo confronto con Berlusconi che non vuol modificare questo punto, ma il clima è cambiato e conta il fatto che i nostri alleati sono per le preferenze». L’Ncd, attraverso Andrea Augello, fa sapere che il partito di Alfano è pronto alla «battaglia» per superare «la forte resistenza di Forza Italia».

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