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ATLETICA/ Libania Grenot, da Cuba all’oro di Zurigo, la “panterita” sogna

La modestia non è mai stata il suo forte, ma la ‘panterà, anzi «panterita» come lei stessa ama definirsi, trasferitasi per amore da L’Avana a Tivoli, e italiana dal 2008, era sicura di vincere e non ha mai fatto nulla per nasconderlo. Libania Grenot è una campionessa annunciata, perchè sul giro di pista quest’anno non ha rivali a livello continentale e la notizia vera sarebbe stata se non avesse centrato l’obiettivo che si era prefissa dal giorno del suo arrivo a Zurigo. Semmai il discorso cambia se tornano in ballo americane e giamaicane, ma per pensare alle sfide mondiali e anche di Rio 2016 c’è ancora tempo e intanto bisogna sottolineare i progressi evidenziati da questa 31enne da quando, a fine 2011, si è trasferita in Florida e si è messa agli ordini del tecnico statunitense Loren Seagrave, pur conservando il posto nelle Fiamme Gialle. Figlia di un sindacalista e di una giornalista, ora la Grenot spera che in patria non la considerino più una traditrice come le fece capire qualcuno che contava dopo che lei, passati i Mondiali di Helsinki 2005, fece capire che non avrebbe più gareggiato con i colori dell’isola caraibica. La sua nuova patria è l’Italia, con cui ha esordito ai Mondiali di Berlino 2009 fermandosi in semifinale, ieri invece si è avvolta nel tricolore e poi ha spiegato di essere «una guerriera. Era come se le altre non esistessero, qui si doveva vedere chi fosse quella veramente tosta, con e senza pioggia perchè le chiacchiere non contano. La finale è stata una passeggiata: avevo paura solo di me stessa». Per trovare l’ispirazione giusta si è affidata alla lettura: «in questi giorni dormivo, mangiavo e scherzavo perchè ero serena – racconta -. È la lezione che ho trovato nel libro di Usain Bolt: lui ha cominciato a vincere nel momento in cui ha iniziato a crederci. Ma questo non basta senza un vero programma di allenamento e i sacrifici che, giorno dopo giorno, si deve essere disposti ad affrontare per raggiungere il proprio obiettivo. E adesso mi sento ripagata di tutto il lavoro fatto fino a questo momento». La ‘panterità ha una tigre tatuata sulla mano destra e vuole graffiare ancora a Zurigo: «C’ancora la 4×400 da correre. Siamo un gruppo unito e ci stiamo dando la carica a vicenda. Anche lì possiamo fare molto bene». E guardando oltre gli Europei? «Ho almeno altri due anni davanti, in cui ci saranno Mondiali e Giochi Olimpici – risponde – e vorrei regalare altre medaglie all’atletica italiana».

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