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IMMIGRATI/ I minimarket “etnici” conquistano gli italiani

Sono tanti, vari ma soprattutto con un tasso di crescita 5 volte quello dei colleghi italiani (10,5% contro il 2%): sono i negozi di alimentari stranieri, oltre 600 a Milano tra quelli al dettaglio, 285, e i minimarket, 326. Il monopolio del mercato dei prodotti del settore provenienti da fuori confine che portano a Milano una ventata di marche, marchi e sapori sconosciuti, se lo giocano i cinesi (17%), gli egiziani (10%) e i bengalesi (31%), zona per zona, come a ‘Risikò, ma la novità è lo spuntare di nuove bandiere. E quindi di nuovi prodotti, sapori e culture. Un fenomeno che, se non nei numeri, non ancora, ma è stato notato anche dalla Camera di Commercio di Milano che, fornendo dati e tendenze, è attento a cogliere i prossimi segnali delle nuove nazionalità pronte ad affacciarsi al mercato degli alimentari. Lo fanno, loro come i grandi giganti del settore, soprattutto nelle zone di Niguarda, Centrale, Greco, Turro, Gorla, Precotto, Bicocca, Fiera, Gallaratese e Quarto Oggiaro. A quattro passi dalla fermata Lodi TIBB della metro, in via Sebino, tra piazzale Cuoco e viale Umbria, in sordina ma con i colori vivi della sua bandiera, rosso giallo e blu, è sorto e sta crescendo uno di questi minimarket «fuori-statistica», tutto e solo di prodotti alimentari dalla Romania. Anche freschi ed unicamente dalla Romania, Transilvania compresa, anzi, di certi prodotti come la salsiccia affumicata e il caciocavallo alla late di capra, è lei la primaria fornitrice. All’inizio, nel 2005, varcavano la porta solo connazionali – nostalgici in cerca di sapori e chiacchiere romeni – ora, invece, anche tanti milanesi. Si tratta sia di giovani curiosi e in cerca di marche e prodotti assaggiati nell’ultima vacanza «zingara», sia, e soprattutto, di famiglie con la speranza di trovare prezzi più bassi. Josh, che è l’ideatore di questo primo minimarket rumeno a Milano, in quasi 10 anni di attività ha fatto in tempo a vedere la metamorfosi della clientela e degli atteggiamenti dei milanesi. Dietro al bancone, con la moglie Gabriela, ha continuato a garantire diligente una sempre più ampia fornitura di bevande, alcoliche e non, salumi, formaggi e dolcetti, tanto che non c’è immigrato rumeno che si lamenti. Lui, ora 40enne e padre di due bambini – un maschietto di 8 anni e una femmina di 4 – è proprietario dell’attività assieme alla moglie 35enne con cui è arrivato in Italia oltre 15 anni fa, oggi hanno anche un internet point – call center che conta 500 clienti al giorno. «All’inizio è stata dura, avevo trovato un posto fisso in una ditta di trasporti, Gabriela era a casa. Poi ho deciso di aprire il market, di rendermi autonomo e coinvolgendo anche lei. Ci abbiamo provato, assieme. C’erano rischi ma oggi dico che ne è valsa la pena» racconta Josh, vantando un via vai di almeno 200 persone al giorno nei corridoi del supermercato. Prudente, ha continuato a lavorare nella ditta, aiutando la moglie appena finiti i turni, nel week end e appena poteva. «Poi ho visto che gli affari andavano e ho mollato il lavoro da dipendente diventano un piccolo imprenditore a tutti gli effetti – continua – abbiamo anche 4 dipendenti, tutte donne, 3 rumene e una egiziana, ormai di famiglia». L’atmosfera, infatti, è e resta quella di una famiglia, in via Sebino, capace di accogliere anche i sempre più numerosi milanesi: «tempo fa non ne vedevo mai, figuriamoci, ci ignoravano. Invece da un anno, circa, hanno iniziato a venire in tanti. Molte donne, madri, che cercano salumi e formaggi a poco prezzo. Giovani che guardano le birre: le nostre hanno costi bassi e sono buone, anche se non note». Se inizialmente il loro sguardo cercava «Il Prosciutto», «Il Salame», e ciò che di più vicino alla tradizione italiana ci fosse per questi corridoi pieni di marche sconosciute, man mano, la curiosità è aumentata e la diffidenza sparita, come racconta Gabriela, testimone di 9 anni di clientela in metamorfosi. «Ci chiedono ‘cos’è questo? Cosa mi consiglia?’ o magari come cucinare certi cibi per sorprendere gli amici».

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