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SCUOLA/Gli insegnanti vengono assunti, ma oltre 30mila docenti precari vengono spostati al Nord

Saranno 33.380 le assunzione che entro il 31 agosto gli ex provveditorati d’Italia saranno chiamati ad attuare, come indicato dal Ministero dell’Istruzione nei giorni passati. Le immissioni in ruolo saranno così ripartite: 28.781 destinate agli insegnanti, 4.599 agli Ata (Ausiliari, tecnici e amministrativi).
A tener banco questi giorni è sempre la polemica per l’ondata di docenti precari che in occasione del rinnovo delle graduatorie ad esaurimento si sono spostati dal sud al centro-nord Italia: molti dei 30mila aspiranti docenti soffieranno ora l’assunzione a titolo definitivo ai colleghi da Roma in su.
Secondo l’ex senatore della Lega, Mario Pittoni, nella scorsa legislatura capogruppo della Lega Nord in commissione Istruzione al Senato, quanto sta accadendo non è casuale, ma deriva dallo stop a suo tempo imposto dal Quirinale al congelamento delle graduatorie in attesa della riforma del reclutamento. È la colpa, sempre secondo Pittoni, deriverebbe anche dall’accordo siglato tra l’ex ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, con i sindacati sulla permanenza di 5 anni nella provincia di prima nomina in ruolo, ora ridotto a 3. “Da questa spirale – ha concluso Pittoni – si esce solo regionalizzando il sistema”.
Non la pensa così Mimmo Pantaleo, segretario generale FlcCgil, che punta il dito contro le scelte dei governi di abbandonare le Regioni del Sud: certi “conflitti esasperati tra le persone – sostiene Pantaleo – sono la conseguenza delle devastanti politiche contro la scuola pubblica dal 2008 ad oggi. Basti pensare alla disastrosa situazione del mezzogiorno dove si sommano tassi di disoccupazione elevatissimi, povertà dilaganti, la bassa qualità e quantità dell’offerta formativa e tassi di abbandono dell’obbligo scolastico tra i più alti in Europa”.
Dello stesso avviso è Marcello Pacifico, presidente Anief, il sindacato che per primo si è battuto, con successo, per l’inserimento a “pettine” dei supplenti abilitati all’insegnamento: la sentenza 41/2011 della Consulta ha dato piena ragione alla linea dell’Anief, decretando incostituzionale la norma introdotta dall’amministrazione sulla collocazione in “coda” nelle graduatorie, perché non teneva conto del punteggio maturato ed in contrasto con l’articolo 3 della Costituzione, che garantisce il principio di uguaglianza tra i cittadini italiani.
“Non comprendiamo – ha detto il presidente Anief – perché tanto clamore. Quanto accaduto nel biennio 2009/2011, precludendo a dei docenti l’accesso al ruolo in base al punteggio posseduto, è stata una decisione infausta presa unilateralmente dal MIUR e che nelle aule di tribunale ha avuto la sorte che meritava”
“Anziché scandalizzarsi perché dei docenti abilitati all’insegnamento pur di lavorare si spostano anche di mille chilometri dalla loro residenza – ha continuato Pacifico – , sarebbe più opportuno andare a spiegarsi quali sono i motivi che stanno alla base dell’alto numero di trasferimenti di provincia nelle GaE. Il sindacato su questo non ha dubbi: l’origine del problema è nella cancellazione di 150mila cattedre in cinque anni, tra cui primeggiano quelle del Meridione e delle Isole. Di recente, anche la Fondazione Agnelli ha ricordato che dal 2007 al 2012 il personale della scuola statale è diminuito del 10,9%, una percentuale quasi doppia della media del pubblico impiego”, ha concluso il presidente Anief.

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