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Ok all’invio di armi italiane ai curdi. Renzi a Bagdad: l’Ue contro i massacri

Mentre il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, è a Bagdad per la sua missione lampo in Iraq, a Roma le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato hanno approvato la risoluzione della maggioranza (a prima firma di Giorgio Tonini del Pd) per la fornitura di armi al governo iracheno, così come confemato anche da un tweet del ministro degli Esteri Federica Mogherini. Bocciate dunque le altre due mozioni, quelle di M5S e Sel, contrarie all’invio di armamenti ai peshmerga.
Nella capitale irachena Renzi ha visto il presidente Fouad Mazuum, il premier incaricato di formare il nuovo governo Haidar Al Abadi e il premier uscente Nuri Al Maliki. “L’Europa in questi giorni deve essere in Iraq altrimenti non è Europa, perchè chi pensa che la Ue volti le spalle davanti ai massacri, impegnata solo a pensare allo spread, o sbaglia previsione o sbaglia semestre”, ha detto il premier rivolto ad Al Maliki incontrato nel palazzo presidenziale della zona verde di Baghdad. “L’integrità della regione e dell’Iraq è fondamentale per la stabilità di tutta l’area”, ha ribadito Renzi che ha anche ricordato che “oggi è arrivato il sesto aereo di aiuti umanitari. C’è uno spirito di amicizia tra i nostri popoli e i nostri governi”.
Durante l’incontro con il premier incaricato Al Abadi, Renzi ha sottolineato l’importanza della “individuazione di una strategia chiara per far uscire l’Iraq da una situazione di violenza”, obiettivo al quale concorrerà la formazione di nel Paese di un governo di grande coalizione. La conversazione, riferiscono le fonti, è stata molto concentrata sui temi della sicurezza e della lotta al terrorismo, con riferimento anche all’assassinio del giornalista americano James Foley. Da Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, dove ha avuto un colloquio con il presidente della regione autonoma Massud Barzani, Renzi ha twittato:L’Europa non è solo spread e vincoli. È nata per difendere una certa idea di mondo e di dignità dell’uomo Ecco perché siamo qui oggi #Erbil
. Incontro tutt’altro che secondario, quello con Barzani, perché nelle stesse ore il Parlamento italiano, che ha riaperto le porte in via straordinaria, ha riunito le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sul sostegno alla resistenza. Sul tavolo anche le risoluzioni contrarie del Movimento Cinque Stelle e di Sel. Prima del voto, le due ministre Mogherini e Roberta Pinotti hanno illustrato il piano di aiuti per fronteggiare l’emergenza umanitaria e di supporto militare con la fornitura di armi già pronte per la spedizione.
Nel corso della sua audizione parlamentare, il ministro degli Esteri ha sottolineato la gravità della situazione irachena e ha aggiunto che gli aiuti militari all’Iraq sono “indispensabili nell’immediato, ma difficilmente rappresentano a lungo termine la soluzione di questa crisi”. Per la Mogherini l’Is rappresenta una “minaccia per il mondo intero”. Per questo secondo il ministro è necessario avere “un quadro per un nuovo assetto inclusivo dell’Iraq. La costruzione di questo quadro, che garantisca l’integrità territoriale e l’inserimento in un contesto che aiuti a rispondere a questa minaccia, è la vera condizione alla quale è urgente lavorare e che stiamo facendo”. E’ “imprescindibile per noi un passaggio di coinvolgimento del Parlamento – ha concluso il ministro – è politicamente fondamentale condividere questo passaggio”.
. Il ministro della Difesa Pinotti ha fatto un discorso più “tecnico”, specificando che la fornitura ai curdi consisterà in armi leggere e munizioni di fabbricazione ex sovietica. “Se la linea del governo sarà condivisa” dal Parlamento, l’Italia è pronta a spedire le armi in Iraq entro pochi giorni. Lo ha confermato il ministro Pinotti sottolineando che la “pianificazione preventiva” dei trasferimenti – che verranno effettuati con aerei e navi – “è già in corso e può essere finalizzata fin dai prossimi giorni” per poi “tempestivamente entrare nella fase operativa avviando la richiesta di tutte le necessarie autorizzazioni internazionali”.

All’informativa dei ministri degli Esteri e Difesa sulla crisi irachena erano chiamati a partecipare i 138 membri delle quattro Commissioni riunite. E, nonostante sia ancora piena estate, nella sala della Regina di Montecitorio c’era il pienone, con circa un centinaio di parlamentari presenti. Al gran completo i Cinque Stelle, come già detto contrari all’invio di armi italiane in Iraq. Tra gli tanti politici giunti a Montecitorio c’era anche l’ex premier Enrico Letta, il cui compleanno cade proprio oggi. Come detto anche Sel ha condannato “le persecuzioni ed atrocità commesse dai miliziani Isis verso le popolazioni civili”, sottolineando “l’urgenza di una forte iniziativa internazionale nell’ambito delle nazioni unite per la protezione dei civili” ma ha bocciato l’annunciata intenzione del governo di armare i “peshmerga” curdi, iniziativa che “rischia di accelerare il processo di divisione dell’Iraq”.

Come già annunciato nei giorni scorsi, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato la disponibilità della Germania a “fornire armi ai curdi iracheni il più rapidamente possibile”. “Vogliamo fare tutto ciò (…) Nella misura in cui questo possa rafforzare la capacità dei curdi a difendersi”, ha giustificato il capo della diplomazia tedesca in conferenza stampa, evocando i rischi di una “catastrofe” che avrebbe conseguenze “devastanti” per il resto del mondo. Benché favorevole a rifornire di armi i peshmerga, nei giorni scorsi Steinmeier si era detto contrario alla formazione di uno stato curdo indipendente, che “destabilizzerebbe ancora di più la regione e contribuirebbe alla nascita di nuovi conflitti”.

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