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Pensioni e salari Pa, i sindacati minacciano un autunno rovente

Non solo pensioni, anche gli stipendi del pubblico impiego entrano nel raggio dei possibili interventi per reperire nuovi fondi. Per ora non ci sono riscontri fattuali sulle diverse ipotesi d’azione, ma una cosa è certa: il no dei sindacati. Un eventuale nuovo stop per le buste paga degli statali vede le sigle compatte, tutte insieme preannunciano un «clima incandescente» nel caso in cui le voci si trasformassero in fatti. E non meno forte è la reazione che arriva dalla Cgil, che si dice pronta «alla mobilitazione» se il Governo dovesse mettere ancora le mani sugli assegni pensionistici. Ma rassicurazioni arrivano anche oggi, con il viceministro all’Economia Enrico Morando, che taglia corto: «La riforma della previdenza pubblica è stata già realizzata, non c’è bisogno di farne un’altra». Il riferimento, ovviamente, è alla Fornero. E poi, spiega sempre Morando, le priorità sono altre: tra queste la caccia alla risorse per «rendere permanenti gli 80 euro» del bonus fiscale. Il resto dell’esecutivo tace, continua il silenzio del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in vacanza in Sardegna, dopo l’intervista che ha innescato la scia di polemiche ancora ininterrotta. E non si pronuncia la titolare della P.a, Marianna Madia, che, insieme al premier Matteo Renzi, è stata chiamata dai sindacati a smentire l’ulteriore blocco degli aumenti salariali per gli statali. D’altra parte giusto ieri il presidente del Consiglio aveva twittato: «I giornali di agosto sono pieni di progetti segreti del governo. Talmente segreti che non li conosce nemmeno il governo». Per ora quindi si può parlare di ipotesi, dossier aperti, cantieri in costruzione sia sul fronte pensioni che su quello dei salari del pubblico impiego, ma i progetti concreti arriveranno solo in autunno, magari già a metà settembre, in vista della legge di Stabilità. C’è quindi ancora un mese di tempo per fare le scelte e i sindacati lo sanno, per questo le categorie del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil lanciano un messaggio chiaro: intervenire sullo stipendio degli statali «è un errore madornale», che accenderebbe «alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva» una «reazione fortissima». La questione come al solito gira intorno alle risorse, per risolvere il problema e sbloccare gli scatti salariali, occorrerebbero tra i 4 e i 5 miliardi di euro. L’aggiornamento dovrebbe essere infatti triennale (2015-2017). Una sfida, una scelta politica, su cui il ministro Madia ha già rilasciato delle dichiarazioni, definendo la questione «un’ingiustizia». Inoltre in un documento che il ministero ha inviato alle organizzazioni sindacali a giugno, si affermava che «il tema del rinnovo della parte economica del contratto merita di essere affrontato a partire dal prossimo anno», ovvero dal 2015. D’altra parte il blocco prosegue dal 2010, con una perdita media di circa 4 mila euro per dipendente, secondo il responsabile Settori Pubblici Cgil, Michele Gentile. Intanto continuano a tenere banco le pensioni e tornano all’attacco i sindacati: «ci mobiliteremo, la pazienza è finita», sottolinea il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Catone. Duro anche il leader della Uil, Luigi Angeletti, secondo cui «intervenire sulle pensioni »da un punto di vista politico sarebbe un gesto di disperazione«, il segno »di un governo giunto al capolinea«. Si fanno sentire anche i diversi partiti: Cesare Damiano (Pd), chiede di non toccare gli assegni sotto i 5 mila euro netti, mentre Ncd con Maurizio Sacconi non lascia nessuno spazio e bolla la faccenda come »un infortunio di mezza estate«. Anche in questo caso le decisioni sono probabilmente rinviate a settembre, con tanti temi da affrontare, dal ricalcolo con il contributivo, e relativi problemi tecnici, al prelievo di solidarietà, e conseguenti criticità costituzionali, passando per la flessibilità in uscita (in pensione prima ma con penalizzazioni).

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