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Una tragedia familiare al giorno, Renzi che ne pensa?

L’ultima nel Catanese, la penultima nell’Anconitano. Ma basta scorrere le cronache di queste settimane per individuare decine di episodi violenti, cruenti e tragici nell’ambito familiare. Una lunga scia di sangue, motivata con approssimazione giornalistica da momenti di follia, raptus, sfoghi di disperazione. Troppo facile, troppi padri e madri che uccidono figli e congiunti, anziani che uccidono il coniuge malato e si tolgono la vita, episodi incontrollabili e sopratutto incontrollati. Quante famiglie a rischio ci sono in Italia e quanti italiani sono schiacciati dal sottile male di vivere? L’atmosfera si è fatta sempre più pesante in questo paese, la tensione si avverte, la violenza è latente, il controllo sociale, politico inesistente. Dei cinque casi più eclatanti che hanno segnato questo 2014 si è parlato poco e male, delle decine di episodi che sfuggono alla cronaca o che vengono classificati in altro modo non si parla proprio. Ma la responsabilità di chi governa, di chi amministra è enorme e non può essere minizzata e banalizzata. L’Italia si sta disfacendo, il tessuto connettivo sociale che consente ad una comunità di sopravvivere in tempi difficili si è liquefatto. Siamo nei guai e nessuno ci soccorre, senza soldi, senza lavoro e senza una guida affidabile, tanto per parlare in modo semplice. La risposta dei soggetti più deboli può essere devastante, dire che scatta la scintilla della follia è pericoloso, fuorviante e riduttivo. E’ un problema di sicurezza generale, di assistenza, di copertura sociale. E tutto questo Renzi non può risolverlo a colpi di twitter o con una comparsata televisiva.

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