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Entro il 12 ottobre città metropolitane al via, polemica M5S

Si avvicina la data del 12 ottobre entro la quale deve avvenire l’elezione dei nuovi consigli provinciali, dei presidenti delle province, dei sindaci e dei consigli delle città metropolitane, così come previsto dalla riforma Delrio; eppure tutto è ancora in alto mare. La riforma Delrio, infatti, approvata il 7 aprile scorso, che ha di fatto «svuotato» le funzioni delle Province e istituito le Città metropolitane, per essere applicata, prevede un accordo sul trasferimento di una serie di funzioni dalle Province ai Comuni e alle Regioni che vedono, tuttavia, queste ultime molto perplesse. Tanto che l’accordo, che doveva essere raggiunto entro l’8 luglio, prima è slittato al 5 agosto ed ora all’11 settembre. «Speriamo sia la volta buona», afferma il presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, «questi ritardi stanno comportando notevoli difficoltà», aggiunge. E spiega che già nei prossimi giorni vi saranno degli incontri al ministero per gli Affari Regionali per aprire la strada ad un accordo definitivo che si auspica sia raggiunto nella Conferenza Unificata dell’11 agosto. Una volta definito l’accordo sugli ambiti di intervento delle Province e delle Città metropolitane, verranno definiti i Decreti del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) che renderanno attuativa la riforma. Intanto il Movimento 5 Stelle fa polemica: «M5S presenterà delle liste di candidati interamente composte da consiglieri del M5S e se qualcuno dei consiglieri eletti con altre forze politiche o liste civiche crede davvero nella democrazia, potrà sottoscrivere le nostre liste al fine di permetterne la presentazione, senza che ciò porti nulla in cambio», si legge in un post del blog di Beppe Grillo che ‘ufficializzà la posizione del Movimento rispetto all’elezione dei futuri consiglieri delle Città metropolitane. E ancora: «La riforma costituzionale in discussione prevede un Senato nominato dai consiglieri regionali. La riforma delle Province e delle Città metropolitane ha previsto che i relativi consigli siano nominati dagli stessi consiglieri comunali già eletti nelle Province. Eletti che nominano eletti, contravvenendo ai principi della »Carta europea dell’autonomia locale«, sottoscritta dall’Italia nel 1985», attacca il blog del leader del M5S sottolineando come, «con questo sistema, nei futuri Consigli (e al Senato) troveremo solo i grandi partiti grazie al fatto che si eleggeranno da soli». Entro il 12 ottobre in oltre 70 Province ci sarà l’elezione dei presidenti e dei nuovi consigli provinciali. Nelle Regioni a statuto speciale le modalità sono diverse e sono state definite dalle singole Regioni. Nelle restanti Province che andranno a scadenza naturale, una parte nel 2015 una parte nel 2016, si utilizzeranno via via le nuove modalità di elezione indiretta. Si voterà anche in 8 delle 10 Città metropolitane: Roma, Milano, Napoli, Venezia, Firenze, Genova, Torino, Bologna, Bari, Reggio Calabria (non si andrà al voto a Venezia e Reggio Calabria che sono commissariate). Nelle città metropolitane, gli organi sono il sindaco metropolitano (è il sindaco del comune capoluogo) e il consiglio metropolitano (formato dai sindaci dei comuni del territorio). Le Province, con la legge Delrio, diventano enti di secondo livello. Gli organi sono: il presidente (è eletto dai sindaci e dai consiglieri dei comuni della provincia) e il consiglio provinciale eletto sempre in via indiretta. Quest’ultimo è composto dal presidente e da un numero di consiglieri (da 10 a 16) in base alla popolazione. Tutti gli incarichi sono a titolo gratuito.

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