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Gaza, la guerra va avanti, lutto in Israele per il bimbo ucciso

La guerra a Gaza va avanti: Israele oggi si è vestita a lutto per i funerali del piccolo Daniel Tregerman di 4 anni e mezzo ucciso venerdì scorso nel kibbutz di Nahal Oz (Neghev occidentale) da un colpo di mortaio sparato dalla vicina Striscia. Esequie svoltesi – alla presenza del capo della stato Reuven Rivlin – sotto un fitto lancio di razzi (117) che per tutto il giorno su è abbattuto nel sud di Israele e non solo (nella notte sono arrivati razzi dalla Siria sulle Alture del Golan e in serata anche nei dintorni di Gerusalemme). Nella Striscia, dove oggi dovevano riprendere le scuole – ma la riapertura è stata rimandata per le condizioni di sicurezza e per la presenza in molti aule degli sfollati – è stato segnalato che in alcune strutture didattiche dell’Onu, alcuni bambini si sono riuniti per cantare l’inno palestinese e leggere la prima sura del Corano in onore degli oltre 2000 morti palestinesi del conflitto. Per alcuni commentatori, Hamas, con il ripetuto tiro sulle zone più vicine alla Striscia, intende spingere le popolazioni israeliane a lasciare le case e i kibbutz. In risposta l’aviazione israeliana ha bersagliato la Striscia con raid che hanno procurato vari morti (13, secondo fonti palestinesi) e, in un attacco ad una casa a Beit Lahya, nel nord di Gaza, una madre e i suoi tre figli che, almeno secondo una testimonianza, si trovavano per strada nelle immediate vicinanze. In un altro attacco, Israele – secondo il portavoce militare – ha colpito Mohammed al-Oul, indicato come un «responsabile per conto di Hamas delle transazioni finanziare destinate al terrorismo». Centrato anche un palazzo che – secondo l’esercito – ospitava la sede di un comando della fazione islamica. In mancanza di una qualsiasi iniziativa diplomatica efficace, al momento è il conflitto sul campo a prevalere. E il premier Benyamin Netanyahu non ha escluso che l’operazione ‘Margine protettivò contro Hamas si protragga anche nelle prossime settimane. «Ci stiamo organizzando – ha riferito al suo governo nella consueta riunione domenicale – nell’eventualità che prosegua anche dopo l’inizio dell’anno scolastico», ossia dopo il primo settembre. Netanyahu ha anche avvisato che «gli abitanti di Gaza devono lasciare immediatamente tutti i siti da dove Hamas conduce le sue operazioni» perchè rischiano di essere colpiti da Israele. ‘Non ci può essere – ha aggiunto – alcuna immunità verso chi spara contro di noi. E ciò vale per tutti i fronti«, con un accenno indiretto ai razzi caduti appunto dalla Siria e ieri dal Libano. Da Ramallah è invece giunta la condanna di Hamas per le esecuzioni dei presunti collaborazionisti di Israele. »L’Autorità nazionale palestinese (Anp) – ha detto all’ANSA Adnan Dmeiri, portavoce delle forze di sicurezza di Abu Mazen – è contraria a qualsiasi tipo di esecuzione sommaria, anche per chi è accusato di collaborazionismo con Israele«. »Hamas – ha aggiunto – deve ricordarsi che non è l’Isis. Non c’è niente di morale nell’uccidere 30 persone in due giorni senza un regolare processo: è un atto criminale«. Nel vuoto apparente di iniziative diplomatiche, il quotidiano Haaretz riporta invece indiscrezioni su un piano messo a punto dal presidente Abu Mazen per risolvere la situazione. Secondo il giornale – che cita fonti di Ramallah – Abu Mazen avrebbe intenzione di rendere più internazionali gli sforzi di pace israelo-palestinesi, affidandoli all’Onu e alle altre organizzazioni, anche a scapito degli Stati Uniti. Un piano di cui Abu Mazen intenderebbe parlare con il segretario di stato Usa John Kerry dato in arrivo nella regione nelle prossime settimane. Inoltre, il leader dell’Anp avrebbe convocato per martedì una riunione generale della leadership palestinese per fare il punto su quanto emerso dai colloqui avuti a Doga con il capo in esilio di Hamas Khaled Meshaal e di ieri al Cairo.

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